Divenuto deposito di rifiuti, il gigante di cemento è al centro della polemica. La proposta shock del coordinamento cittadino: "Gara internazionale, chi ricostruisce si accolli la demolizione". Un'idea già circolata a fine 2024 ma rimasta inascoltata, oggi torna d'attualità.
ALGHERO – C’è voluto un mucchio di plastica abbandonata per riaprire gli occhi su una ferita aperta da quarant'anni. Le immagini recenti del Palazzo dei Congressi trasformato in discarica abusiva sono la fotografia impietosa di un fallimento che non ha colore politico, perché li attraversa tutti. Ora però, di fronte al degrado visibile, i Riformatori Sardi decidono di rompere gli indugi e rilanciare una proposta che, solo a fine 2024, qualcuno aveva già timidamente avanzato in conferenza stampa, venendo liquidato con un’alzata di spalle o bollato come visionario. Quella proposta oggi diventa un imperativo politico: demolizione.
Quarant'anni di nulla e 40 milioni in fumo
L'analisi del coordinamento cittadino è spietata. Dal bluff dell’inaugurazione del 2007 (mai seguita da un reale utilizzo) alle innumerevoli narrazioni che si sono susseguite – ambasciata del turismo, centro multifunzionale, motore congressuale – la realtà è rimasta immutabile: 60mila metri cubi di cemento armato inutilizzati, fuori norma, obsoleti e costosi. Un "ecomostro", come lo percepiscono i cittadini, che ha ingoiato quasi 40 milioni di euro pubblici per restituire alla città solo un guscio vuoto in un'area di pregio ambientale.
La proposta: via il cemento a spese dei privati
I Riformatori non usano il termine "abbattimento" come provocazione, ma come atto di responsabilità. L’idea è pragmatica: smettere di cercare di rianimare un cadavere edilizio e puntare sulla tabula rasa.
Lo strumento individuato è una gara internazionale. L’amministrazione dovrebbe affidare l'area a un soggetto privato capace di realizzare un progetto nuovo, sostenibile e compatibile con il contesto di Maria Pia. Il patto è chiaro: in cambio del diritto di costruire un'infrastruttura utile e redditizia, l'investitore si assume l'onere finanziario della demolizione dell'attuale mostro.
Zero costi per i cittadini, un'area risanata e un volano economico finalmente attivo.
Il coraggio di cambiare
Insistere nel mantenere in piedi quel monolite significa condannare Alghero all'immobilismo. Quella che a fine 2025 sembrava un'eresia inascoltata, oggi appare come l'unica via d'uscita logica.
"Il dibattito di questi giorni, scatenato da un mucchio di plastica abbandonata, è solo l’ennesimo segnale che non si può più aspettare", concludono i Riformatori. O si ha il coraggio di demolire il passato fallimentare, o si continuerà a convivere con una discarica di lusso vista mare.
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