La sentenza della Corte costituzionale, depositata il 23 dicembre, che ha dichiarato incostituzionali due articoli centrali della legge regionale n. 8 del 2025, non ha segnato – secondo l’opposizione – un cambio di passo nella gestione della sanità sarda. Al contrario, nelle ultime ore dell’anno la Giunta guidata da Alessandra Todde ha proceduto comunque alla nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie, riaccendendo lo scontro politico sulle conseguenze della bocciatura della Consulta.
Nel comunicato diffuso il 31 dicembre, la Regione rivendica apertamente la scelta. «È una scelta politica assunta da una maggioranza unita, che si assume fino in fondo la responsabilità di governare uno dei settori più delicati per la vita delle persone e per le finanze pubbliche regionali», afferma la presidente Todde. «Le nomine – aggiunge – si collocano nel solco degli impegni assunti nelle nostre dichiarazioni programmatiche: ricostruire il governo della sanità, rafforzare il servizio pubblico, garantire il diritto alla salute superando disuguaglianze territoriali e improvvisazioni gestionali».
Le delibere, adottate all’unanimità, fanno seguito a quanto previsto dalla legge regionale 8, approvata dal Consiglio l’11 marzo 2025. I direttori generali sono stati scelti dall’elenco nazionale previsto dal decreto legislativo n. 171 del 2016 e resteranno in carica per tre anni dalla sottoscrizione del contratto. Le nomine formalizzate riguardano Francesco Trotta (ASL 3 Nuoro), Andrea Fabbo (ASL 4 Ogliastra), Grazia Cattina (ASL 5 Oristano), Antonio Spano (ASL 6 Medio Campidano), Paolo Cannas (ASL 7 Sulcis), Maurizio Marcias (ARNAS Brotzu), Vincenzo Serra (AOU Cagliari), Serafinangelo Ponti (AOU Sassari) e Angelo Serusi (AREUS). Tre ulteriori incarichi – ASL 1 Sassari, ASL 2 Gallura e ASL 8 Cagliari – saranno formalizzati nei prossimi giorni.
È su questa scelta, e soprattutto sulla sua tempistica, che interviene Marco Tedde. Nel suo intervento, Tedde parla apertamente di una forzatura politica: «Nelle ultime ore dell’anno, il 31 dicembre, la Giunta ha proceduto ad una nomina forzata dei direttori generali delle aziende sanitarie, confermandone alcuni e sostituendone altri, non per garantire stabilità al sistema, ma con un unico obiettivo politico: fruire fino all’ultimo della moratoria sulla responsabilità erariale prevista dal decreto semplificazioni del 2020, in scadenza proprio ieri».
Il riferimento è alla moratoria che, fino al 31 dicembre, attenuava la responsabilità personale degli amministratori pubblici in caso di danni erariali. Dal giorno successivo, quella tutela è venuta meno. È in questo contesto che l’esponente di Forza Italia colloca la corsa alle firme di fine anno. La sentenza della Corte costituzionale, va chiarito, non ha impedito alla Regione di procedere a nuove nomine. Ha però cancellato due articoli chiave della legge regionale: l’articolo 6, che consentiva al nuovo direttore generale di confermare o sostituire entro sessanta giorni i vertici amministrativi e sanitari senza una procedura strutturata, e l’articolo 14, che disponeva il commissariamento straordinario di tutte le aziende sanitarie con la decadenza automatica dei direttori generali in carica. Disposizioni che la Consulta ha giudicato in contrasto con i principi di imparzialità, buon andamento e con la normativa statale in materia di tutela della salute.
Ed è proprio su quelle rimozioni, oggi dichiarate illegittime, che Tedde concentra l’attenzione. «Queste nomine non nascono dal rispetto della sentenza della Corte costituzionale, ma dal tentativo di continuare a gestire la sanità come se nulla fosse accaduto, infischiandosene della bocciatura delle scelte politiche che hanno prodotto il commissariamento generalizzato, oggi dichiarato illegittimo».
Secondo il consigliere nazionale di Forza Italia, la conseguenza diretta di quel percorso è l’esposizione della Regione a ricorsi e richieste risarcitorie potenzialmente milionarie da parte degli ex direttori generali rimossi e dei commissari decaduti dopo pochi mesi. «A pagare non saranno la presidente Todde e gli assessori che hanno sbagliato, ma ancora una volta i sardi che saranno costretti ad affrontare i costi dei contenziosi degli ex direttori generali rimossi e non rinominati, quelli dei commissari dichiarati illegittimi, i compensi dei nuovi direttori generali e, nel frattempo, anche i costi di consulenze legali esterne del tutto inutili».
Nel mirino finisce anche il ricorso ad avvocati esterni per gestire le conseguenze della bocciatura della Consulta, nonostante la presenza di un Ufficio legale regionale strutturato. Una scelta che, secondo l’opposizione, aggrava ulteriormente il quadro e solleva interrogativi seri anche sul piano del possibile danno erariale. La presa di posizione di Tedde si chiude con un giudizio netto sul metodo seguito dalla Giunta regionale: «Siamo di fronte a un metodo di governo pericoloso: si sbaglia, si viene smentiti dalla Corte costituzionale, ci si protegge con lo scudo erariale e si scarica il conto sui cittadini. Questo è il grillismo di governo versione Todde: dal “vaffa alla casta” al “pagate voi”. Leggi usate come scudo, bilancio regionale usato come bancomat, responsabilità politiche azzerate».
E conclude: «La sanità sarda merita serietà e i cittadini meritano rispetto. Non forzature di fine anno pensate solo per mettersi al riparo».