Pecorino Romano, il Psd’Az chiede il ritiro di 3.000 tonnellate e un nuovo piano dell’offerta

Psd'az
  Il Dipartimento Agricoltura del partito sollecita Regione, SFIRS e Consorzio di tutela: l’obiettivo è avere misure operative prima dell’avvio della nuova stagione lattiero-casearia. Chiesto anche un maggiore riconoscimento del valore del latte caprino. «È necessario intervenire prima dell’inizio della nuova stagione lattiero-casearia. Servono il ritiro delle eccedenze di Pecorino Romano e un nuovo piano regionale dell’offerta». È la richiesta del Dipartimento Agricoltura del Partito Sardo d’Azione - Territoriale di Sassari, coordinato da Tore Piana, al termine di un incontro dedicato alle prospettive del comparto ovino e caprino. 

  Al centro del confronto, il Pecorino Romano DOP: la sigla indica la Denominazione di origine protetta, che certifica il legame del prodotto con la sua area di produzione. Secondo l’analisi del Dipartimento, negli ultimi anni la produzione avrebbe superato la capacità dei mercati di assorbire il formaggio, accumulando scorte e mettendo sotto pressione le quotazioni e, di conseguenza, il prezzo riconosciuto agli allevatori per il latte. La prima richiesta riguarda il ritiro dal mercato di circa 30.000 quintali di Pecorino Romano, cioè 3.000 tonnellate. Il partito chiede alla Regione e a SFIRS - la società finanziaria della Regione Sardegna - di accelerare le procedure per le misure di sostegno. La Regione aveva annunciato il 13 ottobre un bando per uno strumento di destocking, cioè di gestione delle scorte, con l’obiettivo di trasformare il formaggio conservato nei magazzini in liquidità per le imprese. Nel comunicato regionale la pubblicazione era prevista per il 30 ottobre e l’avvio operativo per dicembre. Per il Psd’Az, però, intervenire sulle giacenze non basta: serve anche programmare quanto formaggio produrre, in modo da avvicinare l’offerta alle quantità che il mercato può assorbire. La richiesta è rivolta ai caseifici e al Consorzio di tutela, chiamati dal partito ad avviare l’iter per un nuovo piano dell’offerta. 

  L’obiettivo indicato è arrivare a fine novembre con le misure approvate e operative, prima dell’inizio della nuova stagione. Alla riunione hanno partecipato i presidenti di alcune cooperative lattiero-casearie del territorio e il coordinatore provinciale Gavino Gaspa. Il Dipartimento ha affrontato anche la situazione del latte caprino: a suo giudizio, il prezzo riconosciuto agli allevatori dovrebbe riflettere meglio le potenzialità commerciali dei formaggi di capra, che — secondo il partito — non attraversano le stesse difficoltà del Pecorino Romano. Il Psd’Az chiede dunque un intervento su due fronti: ridurre le scorte esistenti e programmare la produzione futura. Una proposta politica che mette al centro il rapporto tra il valore del formaggio e la remunerazione del latte, e che ora chiama in causa Regione, SFIRS e operatori della filiera.