Allarme ascolti per la Serie A: né la bellezza né i grandi nomi bastano più contro il caro-abbonamenti

Serie A
  Il calcio italiano fa i conti con un freddo risveglio numerico. L'ultimo turno di campionato ha lasciato in dote un dato che non può passare inosservato: ben 625 mila spettatori in meno rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione. Una frenata secca, arrivata in occasione della sesta giornata, che ha fatto registrare un calo del 10,7% e che certifica, qualora ce ne fosse bisogno, una tendenza negativa ormai difficile da ignorare. Allargando lo sguardo all'intero avvio di torneo, il bilancio per DAZN si tinge di tinte fosche. Nelle prime sei giornate, il pallone nostrano ha complessivamente perso circa un milione di spettatori totali rispetto all'analogo scorcio del campionato precedente. 

  Una emorragia di pubblico che solleva più di un interrogativo sullo stato di salute del prodotto televisivo e sull'appeal della competizione agli occhi degli appassionati. Eppure, l'avvio di stagione non era stato privo di segnali incoraggianti. Il vero e unico momento di boom si è registrato alla seconda giornata, capace di catalizzare l'attenzione di un totale di 4,776 milioni di spettatori. In quel frangente, il bilancio era stato largamente positivo: un più 444 mila contatti (+10,2%) rispetto a dodici mesi prima, trascinato in modo particolare dal fascino di un big match come Napoli-Como, capace di tagliare per primo il prestigioso traguardo del milione di telespettatori stagionali. ?Ma quell'acuto, evidentemente, è rimasto un episodio isolato anziché il motore di una crescita costante. Le domeniche successive hanno imboccato una china discendente, evidenziando una disaffezione o, quantomeno, una maggiore volatilità del pubblico televisivo. 

  Numeri alla mano, la situazione non è rassicurante. Tra costi degli abbonamenti sempre al centro del dibattito pubblico, calendari spezzettati e una competitività che a volte fatica a tenere alta la tensione emotiva per novanta minuti, la Serie A deve interrogarsi sul proprio futuro mediatico. Il campanello d'allarme suona forte e chiaro: per riaccendere la passione degli stadi virtuali servirà molto più di qualche fiammata estemporanea.