Al Policlinico Duilio Casula dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari è stato somministrato per la prima volta il teprotumumab, farmaco specifico per il trattamento dell’orbitopatia basedowiana. La terapia è stata impiegata su una paziente con malattia attiva e moderatamente grave, risultata refrattaria ai corticosteroidi. La struttura diventa così il primo centro in Sardegna e il quarto in Italia in grado di eseguire questa procedura terapeutica, un'alternativa che interviene nei casi con limitate opzioni farmacologiche e riduce la necessità di ricorrere a tecniche chirurgiche.
L’orbitopatia, nota anche come malattia oculare tiroidea, è una patologia autoimmune frequentemente associata al morbo di Basedow. Provoca esoftalmo, infiammazione oculare, visione doppia e, nei quadri clinici severi, danni permanenti al nervo ottico e alla vista.
Il percorso clinico si è svolto all'interno del centro multidisciplinare dedicato alla patologia, operativo da gennaio 2025 al Duilio Casula e capace di valutare finora oltre trecento pazienti provenienti da tutta l'Isola. Il servizio è coordinato dalla dottoressa Giulia Lanzolla e unisce le competenze dell'Endocrinologia, diretta dal professor Francesco Boi, e dell'Oculistica, diretta dal professor Giuseppe Giannaccare. L'introduzione del nuovo farmaco ha richiesto l'intervento della Farmacia ospedaliera dell'Aou, guidata dalla dottoressa Arianna Cadeddu, attraverso il lavoro della dottoressa Valentina Mureddu.
Sull'azione del medicinale, la coordinatrice del centro precisa che si tratta di «un anticorpo monoclonale che blocca il recettore dell'IGF-1, coinvolto nei meccanismi della malattia. Rispetto ai cortisonici utilizzati sino ad oggi, teprotumumab agisce non solo sull'infiammazione ma anche sull’esoftalmo e, in parte, sulla visione doppia. Il ciclo prevede otto infusioni endovenose ogni tre settimane. Approvato da AIFA, è al momento riservato a casi selezionati dai centri autorizzati, in attesa dalla definizione del percorso di rimborsabilità».
«Il risultato è stato possibile grazie – dice in conclusione la dottoressa Lanzolla - a un lavoro multidisciplinare dove hanno partecipato l’equipe di Endocrinologia con le dottoresse Silvia Corrias, Aurora Arba, Giorgia Colomo, Giulia Corti, quella di Oculistica con i dottori Alberto Cuccu, Filippo Lixi e Claudia Corda, la Chirurgia Generale diretta dal professor Pietro Giorgio Calò, la Radiologia diretta dal professor Luca Saba e la Medicina Nucleare diretta dal dottor Gianluigi Loi».
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