Sassari, riorganizzazione e sanità digitale: i vertici a confronto sull'evoluzione del Servizio Sanitario

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La riorganizzazione della rete ospedaliera, il piano di investimenti del Pnrr e la transizione digitale sono stati al centro del convegno “L’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale: focus sulla Regione Sardegna”, svoltosi il 28 settembre a Sassari. L'incontro è stato organizzato dalla Asl 1 in collaborazione con Ares Sardegna, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Sassari e della Fondazione di Sardegna, sotto la responsabilità scientifica di Francesco Sgarangella.

L'apertura dei lavori è stata affidata ad Antonio Lorenzo Spano, direttore generale della Asl di Sassari: “Stiamo lavorando molto, anche a livello nazionale con le varie federazioni, per capire quale e’ la prospettiva per il prossimo futuro e stiamo cercando di trovare una strada per dare corso a quelli che sono i vari interventi normativi, da ultimo il DM 77 che ha previsto gli ospedali e le case di comunità, come risposta alla sanità territoriale. La strada è probabilmente tracciata, ma bisogna percorrerla, perché tracciare non è più sufficiente, dobbiamo dare risposte al nostro sistema sanitario nazionale e regionale”.

Sull'importanza dei flussi informativi è intervenuto Giovanni Migliore, direttore generale della Comunicazione del Ministero della Salute: “Un servizio sanitario più accessibile deve esser più comprensibile e deve passare per l’ascolto e il dialogo con i cittadini”. L'assetto della rete ospedaliera e i processi di governance delle aziende sanitarie sono stati trattati dal direttore generale e dal direttore sanitario di Ats Sardegna, rispettivamente Fulvio Moirano e Francesco Enrichens.

Le strategie operative dell'ente regionale sono state delineate da Thomas Schael, direttore generale dell'Assessorato alla Sanità della Regione Sardegna: “Rafforzare la sanità pubblica è la nostra missione. La Sardegna, da questo punto di vista, rappresenta un terreno particolarmente importante, perché conserva un Servizio sanitario a forte caratterizzazione pubblica. La nostra scelta è quella di investire su questo patrimonio, con l’obiettivo di garantire concretamente il diritto di accesso alle cure attraverso il sistema pubblico, mantenendo il privato in un ruolo complementare e coadiuvante. La strategia che stiamo mettendo in campo parte da qui e segue una direzione precisa: rafforzare contemporaneamente personale, ospedali e territorio, spostando progressivamente sul territorio tutto ciò che non necessita di assistenza ospedaliera. Il DM 77 prevedeva per la Sardegna 49 Case di Comunità: noi abbiamo deciso di portarle a 80, perché un’isola di un milione e mezzo di abitanti, con un territorio vasto e una popolazione fortemente dispersa, non può essere organizzata applicando semplicemente parametri astratti. Vogliamo che il punto di accesso ai servizi sia raggiungibile, per quanto possibile, entro 10-15 chilometri e con tempi medi di percorrenza intorno ai 20 minuti. Dove questo non sarà possibile interverranno 13 Case di Comunità mobili, dedicate alla prevenzione, all’assistenza sociale, alle prestazioni ambulatoriali e alle cure primarie. In questo senso abbiamo reinterpretato il DM 77 in chiave sarda, con l’obiettivo di garantire pari possibilità di accesso alle cure in tutti i 377 Comuni dell’Isola. Tutto questo richiede soprattutto professionisti. Per questo il Piano straordinario di assunzioni recentemente varato prevede, a partire dal secondo semestre del 2026, l’assunzione a tempo indeterminato di 1.500 persone: mille infermieri e 500 dirigenti medici. A questo si aggiungono gli incentivi per chi sceglie di lavorare nelle aree disagiate, dai mille ai due mila euro mensili aggiuntivi per 18 mesi, rinnovabili, per infermieri e medici che andranno nelle zone disagiate. Complessivamente stiamo immettendo circa mezzo miliardo di euro nel sistema sanitario pubblico regionale. Le nuove assunzioni dovranno consentirci di rafforzare in modo consistente le strutture territoriali senza svuotare gli ospedali e senza mettere in difficoltà i DEA di secondo livello”.

Sul fronte dell'innovazione tecnologica, il direttore generale di Ares Sardegna, Giuseppe Pintor, ha precisato: “La sanità digitale è divenuta un’infrastruttura centrale per la clinica e per il processo di innovazione del sistema sanitario. Digitalizzare, accompagnando l’evoluzione dei processi, rafforza la connessione per i cittadini, tra ospedale e territorio: da un lato, favorisce un’operatività più efficiente tra prevenzione, territorio e ospedale, nonché tra le professioni coinvolte nella presa in carico dei pazienti; dall’altro, consente di offrire servizi più equi e accessibili. Ares Sardegna ha intrapreso un percorso che pone la tecnologia al servizio dei professionisti e degli utenti, con l’obiettivo di supportare il sistema regionale nel miglioramento delle risposte ai bisogni delle nostre comunità”.

L'applicazione pratica della telemedicina è stata illustrata da Gavino Casu, direttore della Sc Cardiologia Clinica e Interventistica dell'Aou Sassari, il quale ha evidenziato come un'“attenzione particolare bisogna rivolgerla alla popolazione più anziana e dispersa nel territorio e che spesso si trova in maggiore difficoltà, e per il quale e’ necessario prevdere un telemonitoraggio preciso, con un setting clinico codificato e chiaro che riesca a superare anche le difficoltà di connessione”. L'impiego dell'intelligenza artificiale nel controllo delle malattie infettive all'interno del Dipartimento di prevenzione veterinaria della Asl è stato infine analizzato da Giuseppe Bitti e Francesco Sgarangella.

All'incontro hanno preso parte diversi professionisti del settore, esponenti politici del Nord Sardegna e il sindaco della Città Metropolitana, Giuseppe Mascia.