Addio a Pietrino Soddu, gigante dell'autonomia e della politica sarda: l'isola perde una delle sue voci più lucide

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  La Sardegna piange oggi la scomparsa di una delle figure più autorevoli, integre e lucide della sua storia recente. Si è spento all'età di 97 anni Pietrino Soddu, politico di razza e intellettuale raffinato, originario di Benetutti, piccolo centro del Goceano. Nato da una famiglia contadina, Soddu non aveva mai reciso il legame viscerale con la sua terra d'origine e con la campagna, ricordando sempre con orgoglio di saper maneggiare con maestria la falce e gli strumenti di lavoro manuale. Da quelle radici profonde ha preso forma un percorso politico straordinario, che lo ha visto protagonista assoluto delle istituzioni isolane e nazionali per decenni, lasciando un'impronta indelebile che oggi, nel momento dell'addio, avverte tutto il peso della sua mancanza. Uomo di profonda fede democratica e riformista, cattolico di sinistra, ma rigorosamente non comunista, come amava ripetere con la sua consueta ironia, Soddu è stato, insieme a Piersanti Mattarella, uno dei discepoli più brillanti e vicini al pensiero di Aldo Moro. Di quella scuola politica aveva fatto propri il rigore morale, la capacità di visione strategica e la ricerca costante del dialogo tra le forze popolari e le sinistre. In Sardegna, il suo nome è legato indissolubilmente al tentativo coraggioso di costruire un dialogo politico ampio e avanzato, che guardava persino al Partito Comunista Italiano nell'ottica di una salda unità autonomistica.

  Un disegno politico ambizioso che, tuttavia, si scontrò con le resistenze interne al suo stesso partito e si spense definitivamente all'orizzonte dopo il tragico assassinio del leader della Democrazia Cristiana e la successiva stagione del pentapartito. La sua biografia istituzionale racconta una dedizione totale al servizio pubblico. Soddu è stato per ben sette volte presidente della Regione Autonoma della Sardegna, ha servito lo Stato per tre volte come deputato in Parlamento e ha continuato a spendersi per la sua comunità ricoprendo gli incarichi di presidente della Provincia e di sindaco del suo paese natale, Benetutti. Proprio alla sua comunità d'origine ha voluto fare un dono straordinario, lasciando in eredità una prestigiosa collezione di opere d'arte contemporanea. Soddu, infatti, non era soltanto un amministratore capace di muoversi tra i complessi equilibri dei palazzi romani e cagliaritani, ma un intellettuale di altissimo profilo, profondamente innamorato della cultura, dell'arte e della sua isola. Fino agli ultimi giorni, con una lucidità intellettuale sbalorditiva emersa anche nelle sue ultime e illuminanti interviste, ha continuato a lottare con la forza delle idee per il rilancio di un'autonomia regionale moderna e incisiva. Una battaglia che, purtroppo, non è riuscito a vedere compiuta, frenata da una Regione rimasta priva di poteri reali e adeguati per innescare una vera rinascita all'interno di un'Europa dei popoli ancora incompiuta. Oggi la Sardegna che lo saluta è un'isola fragile, segnata da un lento e inesorabile declino demografico ed economico. Un territorio sempre più spopolato e impoverito, dove l'economia industriale si è quasi dissolta e dove il settore turistico rischia troppo spesso di essere confuso con la speculazione edilizia, generando un sistema fondato su salari bassi e occupazione raramente qualificata.

  Proprio per questo motivo, la scomparsa di Pietrino Soddu non deve ridursi a un mero commiato formale, ma deve rappresentare un momento di profonda riflessione collettiva. Dal suo pensiero, dalla sua lezione politica e dalla sua intransigente onestà intellettuale occorre ripartire urgentemente per ridare speranza e dignità a un'Isola in affanno. C'è da augurarsi che la sua straordinaria eredità morale e politica non venga dispersa nelle sabbie mobili della polemica quotidiana, ma diventi la bussola per quel salto in avanti politico, economico e culturale di cui la Sardegna ha disperatamente bisogno.