L'ambulatorio pubblico di Alghero è senza internet e blocca le cure: l'odissea dell'ex assessore Montis per un certificato medico

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Dopo un incidente in scooter sulla litoranea per Bosa, l'esponente politico sbatte contro la burocrazia sanitaria tra medici di base andati in pensione, indicazioni contraddittorie e uffici territoriali incapaci di inviare le pratiche all'Inail per mancanza di connessione.

Un incidente stradale nel tragitto casa-lavoro si trasforma in un labirinto burocratico per l'ex assessore all'Ambiente del Comune di Alghero, Andrea Montis. La sua denuncia scoperchia una falla logistica del sistema sanitario territoriale, dove i medici sono pronti a visitare i pazienti ma non possono formalizzare le pratiche perché la struttura pubblica è sprovvista di una connessione internet basilare. Il percorso inizia sabato mattina lungo la litoranea Alghero-Bosa, quando lo scooter di Montis finisce fuori strada. Inizialmente prosegue il viaggio, ma il dolore lancinante al petto e alla caviglia lo costringe a deviare verso il Pronto Soccorso della cittadina del Temo. Le radiografie escludono fratture e la struttura lo dimette intorno all'una del pomeriggio con un primo certificato di infortunio valido per tre giorni.

Il problema si materializza lunedì, quando il gonfiore alla gamba peggiora e l'ex amministratore ha la necessità clinica e legale di prolungare i giorni di riposo. Avendo da poco perso il proprio medico di famiglia, da poco andato in pensione, Montis si rivolge all'Ascot di via degli Orti ad Alghero, l'ambulatorio straordinario allestito dalle aziende sanitarie proprio per assistere i cittadini rimasti senza un medico di base assegnato. Qui riceve il primo stop formale: il personale gli spiega che la pratica non può essere aggiornata finché il documento rilasciato dal Pronto Soccorso non risulta fisicamente scaduto.

Il paziente si ripresenta martedì mattina, ricevendo un'indicazione diametralmente opposta a quella del giorno precedente. Questa volta gli uffici lo indirizzano direttamente alla sede dell'Inail, l'istituto nazionale che gestisce l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ente a cui la documentazione medica deve essere obbligatoriamente inviata per via telematica per attivare le coperture legali e retributive. Nelle stesse ore, notando uno sportello attivo, Montis riesce ad agganciare un nuovo medico di medicina generale, formalizzando la scelta alle tredici, per poi scoprire che il professionista appena assegnato non è in servizio nel turno pomeridiano.

L'apice delle disfunzioni si consuma alle sedici, quando Montis torna nuovamente all'ambulatorio Ascot. Il medico di turno lo accoglie, analizza le carte ed è pronto a firmare la prosecuzione dell'infortunio, ma è materialmente impossibilitato a farlo. La struttura pubblica di via degli Orti non dispone di una connessione internet dedicata, il requisito tecnico imprescindibile per poter caricare il certificato nel portale nazionale dell'Inail. Il medico spiega al paziente che i professionisti in turno, per poter sbrigare le pratiche, sono spesso costretti ad arrangiarsi utilizzando il traffico dati del proprio cellulare privato trasformato in hotspot. A fronte dell'impossibilità di procedere, Montis pretende e ottiene un documento cartaceo di convalescenza che attesta nero su bianco come la mancata trasmissione all'Inail sia causata esclusivamente dall'assenza di rete internet nell'ambulatorio.

"Un medico del servizio pubblico che deve trasmettere un certificato sanitario obbligatorio per via telematica deve arrangiarsi con il proprio telefono per avere una connessione Internet? Nel 2026?", denuncia Montis ricostruendo l'accaduto, definendo la situazione "talmente assurda da sembrare quasi una scena da film". L'odissea trova la sua conclusione solo a fine giornata, grazie a un ultimo tentativo disperato. L'ex assessore si reca presso l'ambulatorio dei medici di base di via Palomba, dove un giovane dottore, in quel momento di turno ma del tutto estraneo al suo fascicolo, decide semplicemente di fare il proprio lavoro: ascolta il paziente, lo prende in carico e rilascia il certificato di prosecuzione trasmettendolo regolarmente all'Inail. Dopo ore di spostamenti, spiegazioni, indicazioni contraddittorie e porte chiuse per l'assenza di una rete telematica, la pratica viene finalmente archiviata. Una risoluzione che spinge Montis a spostare il focus sulle fasce più deboli della popolazione, costrette a scontrarsi con le medesime barriere burocratiche senza i mezzi o le energie per aggirarle: "Il mio non è un caso grave. Grazie a Dio, sono abbastanza capace di cavarmela. Ma chi ha un problema serio? Un anziano? Una persona disabile? Una persona sola, che non sa a chi rivolgersi o che non ha la possibilità di andare avanti e indietro per ore? A quel punto, cosa succede? C'è davvero da vergognarsi altro che pavoneggiarsi".