Il Centro Studi Agricoli attacca la Regione per l'accavallamento delle scadenze sui fondi europei. Nel mirino finisce anche il premio da quarantamila euro per i giovani: mancano strategia e aderenza alla realtà produttiva isolana.
L'illusione della ricchezza improvvisa rischia di soffocare le campagne sarde sotto una valanga di scartoffie. La decisione dell'assessorato regionale dell'Agricoltura di aprire i rubinetti dei fondi europei concentrando decine di scadenze a ridosso dell'autunno ha scatenato la dura reazione degli addetti ai lavori. Il Centro Studi Agricoli, attraverso il suo presidente Tore Piana, traccia un quadro allarmante che prefigura la paralisi totale della macchina burocratica. Il nodo del contendere non è la quantità di denaro stanziato, bensì la totale assenza di programmazione temporale: la Regione sta riversando sul tavolo un numero di procedure incrociate tale da mandare in cortocircuito l'intero sistema di smistamento delle pratiche.
Il calendario di settembre e ottobre si è di fatto trasformato in un imbuto istituzionale. Oltre alla gestione dei rimborsi fiscali per il gasolio e i concimi acquistati in primavera, i Centri di Assistenza Agricola — ovvero gli sportelli territoriali che compilano materialmente le domande e le perizie per conto dei contadini — dovranno sbrigare contemporaneamente istruttorie diametralmente diverse. Sulle loro scrivanie si sovrappongono il nuovo bando per la trasformazione dei prodotti che coinvolge frantoi e caseifici, i postumi delle richieste per gli agriturismi appena scadute e il caotico strascico dei fondi per gli investimenti generali. In quest'ultimo caso, su oltre tremila richieste pervenute, la Regione ha la copertura finanziaria per soddisfarne a malapena trecento, aprendo la strada a una prevedibile ondata di ricorsi ai tribunali amministrativi. In questo groviglio si innesta ora l'ultimo pacchetto dedicato all'imprenditoria giovanile. "Stiamo assistendo a una concentrazione incredibile di bandi e procedure nello stesso periodo – afferma Tore Piana –. È come aprire contemporaneamente troppi cantieri in autostrada: il traffico si blocca, si formano code chilometriche e alla fine nessuno riesce più a procedere".
Il pomo della discordia principale riguarda proprio la neonata misura destinata al ricambio generazionale, che promette un assegno a fondo perduto di quarantamila euro a settecentoventuno nuovi imprenditori che non abbiano ancora compiuto quarantuno anni. Secondo il Centro Studi Agricoli, staccare un bonifico una tantum senza inserirlo in un percorso obbligato di crescita e innovazione delle aziende significa disperdere il potenziale dei fondi europei, lasciando i nuovi arrivati privi degli strumenti strutturali per competere sul mercato. La critica entra a gamba tesa sulle logiche della giunta: "Il contributo di 40 mila euro può certamente essere utile, ma il vero ricambio generazionale non si realizza semplicemente consegnando 40 mila euro a un giovane e dicendogli: adesso arrangiati".
L'accusa mossa all'amministrazione si concentra sulla profonda scollatura tra chi stende le regole nei palazzi cagliaritani e la realtà terrena delle campagne isolane. Il documento regionale prevede infatti l'erogazione dei fondi calcolando la cessazione dell'attività da parte del genitore al compimento dei sessant'anni, ignorando che le regole previdenziali degli allevatori richiedono decenni di versamenti continui per maturare una pensione effettiva. A questo si somma l'ostacolo dei terreni, storicamente vincolati a complesse dinamiche familiari di passaggio di consegne e difficilmente inquadrabili nei rigidi paletti burocratici di un bando. Un distacco totale dalla prassi agricola quotidiana che il rappresentante del Centro Studi Agricoli liquida denunciando il mancato ascolto delle categorie: "Nessuno ci interpella e nessuno, evidentemente, all’interno dell’Assessorato sembra avere la fotografia reale di quello che sta accadendo negli uffici dei CAA e negli studi dei tecnici".
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