Addio a Mattia, morto a 13 anni dopo una tragedia durata nove anni: a batterlo fu un formaggio a latte crudo.

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È una storia che travalica la semplice cronaca per trasformarsi in una dolorosa parabola sul senso della vita, del dolore e della responsabilità. Dopo nove anni trascorsi in uno stato vegetativo permanente, si è spento all'età di 13 anni il piccolo Mattia Maestri. La sua esistenza si era spezzata drammaticamente quando ne aveva appena quattro, a causa delle terribili complicanze legate all'ingestione di un pezzo di formaggio a latte crudo contaminato dal batterio “Escherichia coli”. A dare il doloroso annuncio è stato il padre, Giovanni Battista Maestri, figura simbolo di una tenacia composta e incrollabile. In questi nove lunghissimi anni, trascorsi accanto al letto di un figlio incapace di interagire con il mondo esterno, l'uomo si è fatto carico di una battaglia etica e civile di rara determinazione. “Il nostro Mattia ci ha lasciato e a nome suo vi ringrazio per aver contribuito a rendere meno dolorosa la sua scomparsa”, ha dichiarato il genitore, rivolgendo un pensiero a chi in tutto questo tempo non ha mai fatto mancare vicinanza e affetto alla famiglia. La tragedia affonda le sue radici in un giorno apparentemente qualunque di nove anni fa, quando la famiglia Maestri acquistò un formaggio prodotto da un caseificio di Coredo, nota località della provincia di Trento. Quel prodotto, realizzato con latte non pastorizzato, conteneva la tossina del batterio “Escherichia coli”, un agente patogeno che nei soggetti più piccoli può scatenare la sindrome “emolitico-uremica” (SEU), una gravissima patologia che intacca i reni e il sistema nervoso centrale. Per il piccolo Mattia fu l'inizio di un calvario irreversibile: i danni neurologici subiti furono devastanti e lo trascinarono in uno stato di coma e di successiva incoscienza dal quale non si è mai più risvegliato, fino al tragico epilogo. In quasi un decennio di calvario, Giovanni Battista Maestri ha scelto una strada fuori dal comune, ha rifiutato qualsiasi proposta di risarcimento economico o accordo transattivo, anteponendo a qualunque cifra la pretesa di una completa verità e giustizia in sede processuale. La sua non è mai stata una vendetta, bensì una missione pedagogica e di tutela verso le altre famiglie, affinché la tragedia di Mattia potesse servire da monito per evitare che altri bambini corressero lo stesso identico pericolo. L'impegno del padre si è concretizzato anche sul piano della divulgazione scientifica e della sensibilizzazione istituzionale. Soltanto di recente, la storia e gli studi promossi dalla famiglia erano arrivati fino ai palazzi del potere romano con la presentazione in Senato del libro intitolato "La verità sui pericoli dei formaggi a latte non pastorizzato". Un volume nato proprio per fare chiarezza sui rischi “microbiologici” legati alla somministrazione di determinati alimenti ai bambini in età prescolare, la cui flora batterica e il cui sistema immunitario non sono ancora pronti a fronteggiare tossine così aggressive. La scomparsa di Mattia chiude un lungo capitolo di sofferenza familiare, ma lascia aperta una riflessione fondamentale sulla sicurezza alimentare, sull'importanza dell'informazione al consumatore e sulla straordinaria forza d'amore di un padre che non ha mai smesso di lottare per la dignità di suo figlio.