Eseguita al Policlinico Duilio Casula una pionieristica procedura di neurotizzazione su una donna di 53 anni. L'équipe multidisciplinare ha trasferito fibre nervose sane dal viso all'organo visivo per curare una grave malattia degenerativa. Il traguardo clinico fa da apripista a un maxi-progetto di ricerca nazionale.
CAGLIARI – L'occhio umano è una macchina ottica di precisione assoluta, ma la sua sopravvivenza dipende da un sistema di allarme invisibile: la sensibilità. Quando la superficie oculare perde la capacità di percepire il dolore, il fastidio o un semplice granello di polvere, l'organo smette di difendersi, di ammiccare e di lubrificarsi, condannandosi a una lenta e inesorabile autodistruzione. È questo il dramma silenzioso della cheratopatia neurotrofica, una patologia complessa che da oggi, in Sardegna, può essere affrontata con un'arma chirurgica rivoluzionaria capace di "ricablare" letteralmente il sistema nervoso del volto.
Nelle sale operatorie dell'AOU (l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari) è stato eseguito, per la prima volta nell'Isola e tra le primissime in Italia, un intervento chirurgico di altissima ingegneria medica che ha unito, in una singola seduta, il trapianto della cornea alla cosiddetta "neurotizzazione corneale". A beneficiare di questa tecnica all'avanguardia è stata una paziente di cinquantatré anni, affetta da una forma gravissima della malattia, il cui percorso clinico segna uno spartiacque per l'oculistica sarda.
Per comprendere la portata di questo intervento, è necessario analizzare il limite delle terapie tradizionali. La cornea è la membrana trasparente convessa posta nella parte anteriore dell'occhio, la primissima lente che la luce incontra. Nelle forme severe di cheratopatia neurotrofica, questa membrana, privata della sua rete nervosa, diventa fragile, si ulcera e si opacizza, compromettendo seriamente la vista. Fino a poco tempo fa, la soluzione estrema consisteva unicamente nel trapianto di cornea, ovvero la sostituzione del tessuto malato con quello di un donatore. Tuttavia, innestare una cornea nuova in un occhio "anestetizzato" e privo di difese naturali significava, molto spesso, esporre anche il nuovo lembo a un rapido deterioramento. Mancava la radice del problema: l'innervazione.
L'operazione eseguita a Cagliari sovverte questo limite. L'équipe medica non si è limitata a sostituire la "finestra" dell'occhio, ma ha ricostruito l'intero impianto elettrico che la fa funzionare. Attraverso tecniche di microchirurgia avanzata, i chirurghi hanno prelevato delle fibre nervose sane dall'altro lato del volto della paziente, per poi trasferirle e collegarle minuziosamente all'occhio malato. Questo innesto nervoso funziona come un ponte biologico: nel corso del tempo, i nervi sani cresceranno all'interno della nuova cornea trapiantata, restituendole progressivamente la sensibilità termica e tattile. L'occhio tornerà così a "sentire" e, di conseguenza, a proteggersi in modo naturale.
La complessità anatomica di un simile intervento ha richiesto la fusione di due branche ultra-specialistiche della medicina. Sul tavolo operatorio hanno lavorato fianco a fianco l'équipe oculistica, guidata dal professor Giuseppe Giannaccare (direttore della struttura complessa di Oculistica dell'ospedale San Giovanni di Dio) e dal dottor Alberto Cuccu, e l'équipe di chirurgia ricostruttiva, rappresentata dal professor Filippo Boriani, specialista in Chirurgia plastica e microchirurgia in forze al Policlinico Duilio Casula.
Il successo in sala operatoria non rappresenta un episodio isolato, ma si incardina all'interno di un poderoso orizzonte di studio che vede l'Azienda Ospedaliero-Universitaria cagliaritana in un ruolo di primissimo piano a livello statale. Il gruppo di lavoro diretto dal professor Giannaccare si è infatti aggiudicato recentemente la vittoria in un prestigioso Bando di ricerca finalizzata indetto dal Ministero della Salute.
Il progetto, sostenuto da un imponente finanziamento di 400mila euro, vanta una solida rete istituzionale che coinvolge la Regione Lombardia, l'ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) Santi Paolo e Carlo di Milano e l'IRCCS di Bologna (l'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, la massima qualifica ministeriale per gli ospedali d'eccellenza che integrano assistenza e ricerca). L'obiettivo di questa rete di scienziati è studiare nuove e sempre meno invasive strategie per garantire la sopravvivenza della cornea nei pazienti colpiti da deficit neurologici oculari. Tra le frontiere esplorate dal maxi-progetto spicca l'utilizzo di nervi periferici "decellularizzati", ovvero speciali impalcature nervose trattate in laboratorio per essere svuotate del loro materiale cellulare originario: una tecnica che annulla il rischio di rigetto e fornisce al corpo un'autostrada biologica pronta all'uso per far ricrescere i propri nervi fino al centro dell'occhio.