La drammatica vicenda, iniziata lo scorso giugno in un locale di Predda Niedda, ha avuto un epilogo quasi letale per la vittima, operata d'urgenza al cranio. Fondamentali le immagini di videosorveglianza analizzate dalla Polizia per identificare il presunto autore.
SASSARI – Una banale discussione sfociata in un atto di violenza inaudita, un rientro a casa apparentemente tranquillo e poi il dramma, con la corsa disperata in terapia intensiva e un delicatissimo intervento chirurgico. La Polizia di Stato ha chiuso il cerchio attorno a una gravissima aggressione avvenuta il mese scorso nella zona industriale di Sassari, eseguendo una misura restrittiva a carico del presunto responsabile, accusato di lesioni gravissime.
I fatti al centro dell'inchiesta risalgono alla notte compresa tra l'otto e il nove giugno e si sono consumati all'interno di un esercizio pubblico situato a Predda Niedda. Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, i due protagonisti della vicenda, entrambi trentaseienni, si trovavano insieme nel locale quando la situazione è improvvisamente degenerata.
Per cause che la giurisprudenza definisce "futili motivi" – ovvero ragioni del tutto sproporzionate e pretestuose rispetto all'estrema gravità della reazione fisica – l'indagato, un uomo residente in un centro dell'hinterland sassarese, ha sferrato un violento pugno alla testa della vittima. L'impatto è stato talmente forte da far perdere i sensi al giovane sassarese, che è stramazzato al suolo battendo rovinosamente il capo sul pavimento.
Soccorso e rianimato sul momento dalle altre persone presenti nel locale, il ferito ha ripreso conoscenza e, forse sottovalutando il trauma subito, ha deciso di non recarsi al pronto soccorso, facendo rientro nella propria abitazione. Si tratta di una dinamica tristemente nota nella traumatologia cranica, dove le conseguenze di una commozione cerebrale possono manifestarsi a distanza di ore o giorni.
A un paio di giorni di distanza dall'alterco, infatti, il trentaseiense ha accusato un malore devastante. Trasportato d'urgenza all'ospedale civile di Sassari, il quadro clinico si è rivelato immediatamente critico: i medici hanno riscontrato una grave frattura cranica e nasale. Le condizioni dell'uomo sono precipitate rapidamente, fino a portarlo allo stato di coma. Ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva, è stato sottoposto a un intervento chirurgico d'emergenza per la rimozione di un esteso ematoma cerebrale che ne minacciava la vita.
Le indagini sono state prese in carico dalla Squadra Mobile, l'ufficio investigativo della Questura deputato alla repressione dei reati più gravi contro la persona e il patrimonio. Analizzando minuziosamente i fotogrammi registrati dall'impianto di videosorveglianza del locale, i poliziotti sono riusciti a ricostruire l'esatta sequenza dell'aggressione e a identificare in modo inequivocabile l'autore del gesto.
Sulla scorta del solido quadro indiziario raccolto dalla polizia giudiziaria, l'AG (l'Autorità Giudiziaria, in questo caso la Procura della Repubblica che dirige le indagini) ha richiesto l'applicazione di una misura restrittiva per tutelare la collettività ed evitare l'inquinamento delle prove.
La richiesta è stata accolta in pieno dal GIP presso il Tribunale di Sassari (il Giudice per le Indagini Preliminari, la figura terza e imparziale chiamata a valutare la legittimità e la fondatezza delle richieste dell'accusa).
Nella serata del 13 luglio, gli agenti hanno notificato al presunto aggressore la misura cautelare degli arresti domiciliari. Questa disposizione obbliga l'indagato a non allontanarsi in alcun caso dal proprio domicilio in attesa del processo, un divieto che nel suo caso specifico sarà costantemente monitorato attraverso l'applicazione del braccialetto elettronico, un dispositivo collegato in tempo reale alle centrali operative delle forze dell'ordine.
Come impone la Costituzione e la recente normativa europea sulla presunzione di innocenza, la Polizia di Stato precisa che l'attuale fase procedimentale si trova ancora alle indagini preliminari. Di conseguenza, pur a fronte di pesanti indizi, il trentaseienne arrestato deve essere considerato non colpevole fino all'eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato.