Reddito di Base Europeo, la sfida dell'intelligenza artificiale passa per Bruxelles: avviato l'iter per il milione di firme

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A pochi giorni dal via libera formale della Commissione Europea, la macchina organizzativa muove i primi passi. La proposta punta a istituire un sostegno economico incondizionato per far fronte all'impatto della robotica sul mercato del lavoro. Ecco come funziona, nei dettagli, lo strumento democratico dell'Iniziativa dei Cittadini Europei.

BRUXELLES – Il dibattito sul futuro del lavoro, schiacciato tra l'avanzata inarrestabile degli algoritmi e le incognite dell'automazione, si sposta ufficialmente dai salotti accademici ai tavoli istituzionali dell'Unione Europea. A poco più di una settimana dalla registrazione formale della proposta, avvenuta intorno alla metà di luglio, la campagna per l'istituzione di un Reddito di Base Universale e Incondizionato sta definendo in questi giorni la propria architettura organizzativa in tutto il continente.

La richiesta avanzata a Bruxelles è ambiziosa quanto chiara: adottare tutte le misure necessarie per spingere gli Stati membri a introdurre un reddito di base, formulando raccomandazioni vincolanti affinché i vari governi nazionali lavorino concretamente alla sua implementazione. Il motore di questa urgenza, secondo i promotori, è il rapido sviluppo della robotica associata all'intelligenza artificiale. Tecnologie che promettono di spazzare via milioni di impieghi tradizionali, rendendo indispensabile una rete di protezione finanziaria slegata dalla prestazione lavorativa per garantire la dignità dei cittadini.

Per comprendere a che punto sia realmente il percorso e quali ostacoli debba superare, è necessario decodificare il meccanismo giuridico scelto dai promotori: l'ICE, acronimo che sta per Iniziativa dei Cittadini Europei. Si tratta dell'unico strumento di democrazia partecipativa diretta previsto dai trattati comunitari, concepito per permettere alla società civile di suggerire nuove leggi alla Commissione Europea.

Il via libera ottenuto a metà luglio rappresenta esclusivamente il superamento del primo vaglio burocratico. La Commissione, in questa fase preliminare, non ha espresso alcun giudizio sul merito politico o sulla fattibilità economica del reddito di base, ma si è limitata a certificare la "ricevibilità giuridica" della proposta, confermando che il tema rientra effettivamente tra le materie su cui l'Unione ha il potere di legiferare.

Attorno al funzionamento cronologico dell'ICE si genera spesso una certa confusione, che è bene dissipare. La registrazione non comporta il raggiungimento automatico del traguardo, ma segna il momento in cui i promotori possono organizzare la logistica della raccolta. Dal momento dell'approvazione formale, gli organizzatori hanno a disposizione fino a sei mesi per scegliere la data di partenza ufficiale della campagna.

Una volta stabilita la data di inizio, scatta un cronometro inflessibile: i promotori avranno esattamente dodici mesi di tempo per raccogliere almeno un milione di firme valide. Il periodo di un anno serve dunque proprio a raggiungere il traguardo del milione di autografi, e non rappresenta, come talvolta si ritiene erroneamente, una fase successiva al raggiungimento del quorum. Ad oggi, fine luglio 2026, l'iniziativa si trova ai blocchi di partenza, con le reti associative nazionali impegnate a strutturare i portali telematici per la raccolta digitale sicura delle adesioni.

La vera complessità dell'Iniziativa dei Cittadini Europei risiede nei suoi rigorosi paletti geografici. Raccogliere un milione di firme concentrate in un unico Stato densamente popolato, come ad esempio la Germania o la Francia, non avrebbe alcun valore legale. Le normative comunitarie impongono infatti un principio di rappresentatività transnazionale: le adesioni devono provenire da almeno sette diversi Stati membri dell'Unione.

Inoltre, all'interno di ciascuno di questi sette Paesi, deve essere superata una soglia minima di firme, calcolata matematicamente in proporzione al numero di deputati che quello specifico Stato elegge al Parlamento Europeo. Questa clausola è stata inserita dai legislatori europei per assicurare che la proposta goda di un interesse genuino e diffuso su larga scala, evitando che le istanze di una singola nazione vengano imposte all'intera Unione.

Se al termine dei dodici mesi di raccolta la quota del milione di adesioni valide e certificate dalle rispettive autorità nazionali dovesse essere raggiunta, la palla passerebbe nuovamente alla Commissione Europea. I commissari avranno a quel punto sei mesi di tempo per esaminare l'iniziativa, incontrare ufficialmente i promotori e permettere una discussione formale in una seduta plenaria del Parlamento Europeo.

È fondamentale precisare che, anche in caso di successo straordinario della raccolta firme, la Commissione non è giuridicamente obbligata a trasformare la richiesta in una legge. Tuttavia, l'esecutivo europeo è tenuto a redigere una risposta formale e motivata, spiegando pubblicamente se intende proporre una direttiva sul reddito di base o, in caso contrario, illustrando dettagliatamente le ragioni del proprio rifiuto. La battaglia per il reddito incondizionato, dunque, ha appena intrapreso il suo lungo e complesso iter burocratico.