Un'alleanza tra l'Università di Sassari e l'azienda biotech ViroStatics ha portato allo sviluppo di molecole capaci di proteggere le cellule umane in orbita. La tecnologia, finanziata dai fondi europei e coordinata dal Distretto Aerospaziale, è già stata testata per la realizzazione di tute per astronauti e vernici ad alta tecnologia.
SASSARI – La corsa allo spazio del ventunesimo secolo non si combatte soltanto costruendo razzi più potenti, ma sviluppando tecnologie in grado di mantenere in vita l'essere umano in uno degli ambienti più ostili dell'universo. In questa sfida globale, la Sardegna ha appena ritagliato un ruolo di primissimo piano. L'Università degli Studi di Sassari e la società di biotecnologie ViroStatics hanno infatti portato a termine con successo il progetto di ricerca denominato SMARTS, una sperimentazione nata e cresciuta interamente sull'Isola che promette di rivoluzionare i sistemi di protezione per le future missioni spaziali e per le stazioni orbitanti.
Il cuore dell'innovazione riguarda la creazione di specifiche classi di nanomateriali a base di carbonio. Si tratta di materiali ingegnerizzati su scala microscopica – nell'ordine dei miliardesimi di metro, invisibili a occhio nudo – che possiedono proprietà fisiche e chimiche straordinarie. L'obiettivo raggiunto dai ricercatori sardi è stato quello di conferire a queste particelle una potente attività antiossidante, capace di proteggere le cellule umane dal gravissimo stress ossidativo indotto dalle radiazioni cosmiche. Lo stress ossidativo è un processo di deterioramento cellulare che nello spazio subisce un'accelerazione drammatica, rappresentando uno dei principali ostacoli medici per i lunghi viaggi interplanetari.
Per accertare la reale efficacia dei nanomateriali, il team non si è limitato a teorizzarne l'uso, ma ha validato la tecnologia ricreando in laboratorio le medesime condizioni estreme che un astronauta affronta in orbita. I test biologici in vitro sono stati condotti utilizzando un clinostato, un sofisticato dispositivo di laboratorio in grado di annullare gli effetti dell'attrazione gravitazionale terrestre, simulando così in modo continuo la condizione di microgravità. Sotto questa costante alterazione fisica, il materiale ha dimostrato un profilo di sicurezza favorevole e un effetto protettivo misurabile sulle cellule.
La ricerca non si è fermata alla fase chimica, ma ha già prodotto soluzioni concrete. I nanomateriali sono stati funzionalizzati e trasformati in prototipi reali, concepiti per essere integrati nelle vernici di rivestimento dei moduli spaziali e all'interno dei tessuti che compongono le tute degli astronauti. Un traguardo tecnologico che non guarda solo alle stelle, ma che promette importanti ricadute industriali e sanitarie anche in ambito terrestre.
Dietro questo risultato scientifico vi è una complessa architettura finanziaria e amministrativa legata al PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). I fondi europei sono stati erogati attraverso il meccanismo dei "bandi a cascata", un sistema in cui un ente capofila riceve le risorse centrali per poi redistribuirle sul territorio finanziando i progetti di università e imprese locali. Nello specifico, l'operazione rientra nel perimetro di e.INS (Ecosystem of Innovation for Next generation Sardinia, il grande ecosistema dell'innovazione sarda), all'interno dello Spoke 05, termine che nel gergo dei fondi europei indica il nodo operativo di ricerca tematico, in questo caso interamente dedicato alle scienze e tecnologie aerospaziali. L'intera filiera è stata coordinata e gestita dal DASS (il Distretto AeroSpaziale della Sardegna).
Il successo dell'operazione, che ora punta alla tutela dei brevetti industriali e allo scale-up (il passaggio dalla produzione di laboratorio a quella industriale su larga scala), è stato accolto con estrema soddisfazione dai partner del progetto.
Franco Lori, rappresentante dell'azienda ViroStatics, evidenzia il valore competitivo dell'impresa: «SMARTS dimostra che dalla Regione Sardegna si può competere sulla frontiera dei nanomateriali per lo spazio e per la salute. Abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi e validato la tecnologia in condizioni spaziali simulate: materiali che proteggono le cellule dallo stress ossidativo indotto da radiazioni e microgravità. È la prova che la ricerca anche in campo imprenditoriale produce nell’isola risultati di livello internazionale».
Sotto il profilo accademico, il professor Plinio Innocenzi dell'Università degli Studi di Sassari sottolinea il metodo alla base della scoperta: «Questo progetto nasce dall'incontro tra scienza dei materiali e biotecnologie ed è cresciuto dentro l'ecosistema e.INS. È esattamente il modello che vogliamo: conoscenza generata nei laboratori che si materializza in tecnologia validata e prototipi, con ricadute concrete. La Sardegna ha le competenze e le infrastrutture per essere protagonista nella scienza dei materiali per lo spazio». A chiudere il cerchio istituzionale è il professor Giacomo Cao, nella sua doppia veste di Presidente del DASS e coordinatore scientifico dello Spoke 05 dell'ecosistema e.INS, che inquadra il progetto in una visione strategica ed economica per l'intera Isola: «E’ stato un grande onore svolgere questo doppio ruolo di coordinamento delle attività scientifiche dello spoke e di contributo alla gestione dello stesso per il tramite del distretto. La space economy è una delle grandi opportunità del presente come pure del futuro e la Sardegna parte da una posizione di vantaggio: infrastrutture, ricerca e imprese che già lavorano insieme. Il progetto SMARTS aggiunge un tassello prezioso — materiali avanzati per la salute e la sicurezza nello spazio — e dimostra ancora una volta che sull'isola è presente una filiera aerospaziale ad alto valore aggiunto, capace di attrarre talenti e investimenti».