La geografia del rischio incendi in Sardegna cambia volto e l'apparato regionale riallinea i propri schieramenti. Con il pieno dell'operatività raggiunto in queste settimane di luglio rovente, la strategia di difesa dei boschi si sintonizza sulle reali forze a disposizione sul territorio. Nessun azzeramento delle regole d'ingaggio, ma una calibrazione millimetrica degli uomini e dei mezzi chiamati a fronteggiare i fronti del fuoco fino al 2028.
Il piano triennale che detta i tempi e le modalità della lotta attiva ai roghi assorbe così il suo innesto periodico. L'impalcatura originaria, varata a inizio giugno, resta il faro normativo a cui si agganciano ora i piani territoriali specifici. Questa sovrapposizione strutturale impedisce vuoti di potere o ritardi d'intervento: la transizione dal vecchio al nuovo assetto avviene a motori accesi, garantendo che le squadre a terra e le flotte aeree non smettano un solo giorno di operare sotto copertura amministrativa. L'obiettivo tecnico è, di fatto, far coincidere con esattezza le zone di massima allerta stilate nella nuova cartografia con l'effettiva dislocazione del personale.
L'adeguamento serve a fotografare i numeri reali, fa notare l'assessora della Difesa dell'Ambiente Rosanna Laconi, ricordando come la macchina sia già in moto progressivo dalla scorsa primavera. Mappare le risorse disponibili permette di incastrare i piani operativi con gli ultimi dati organizzativi, precisa l'esponente della Giunta, rassicurando sulla totale assenza di blackout nella sorveglianza dell'isola.
Oltre alle direttive diramate agli ispettorati forestali, lo scudo preventivo ingloba le aree a più alta sensibilità ecologica. I grandi polmoni verdi protetti vengono blindati con protocolli d'intesa stilati a quattro mani con gli enti gestori. A questo nucleo si salda la rete dei sistemi forestali litoranei affidati all'Agenzia FoReSTAS, un vasto cordone di macchia mediterranea che taglia l'isola dal Linas-Marganai alle Baronie, scendendo dalla Nurra verso il Sinis per poi risalire al Montiferru. Disegnare e aggiornare questa geografia del rischio certifica la flessibilità del sistema regionale antincendio, rivendica in chiusura Laconi, sigillando un perimetro d'azione dove l'organizzazione si piega all'evoluzione del pericolo reale per mantenere la tutela del patrimonio ambientale al riparo dalle lentezze della burocrazia.
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