Sassari, l’Acqua San Martino scompare dal mercato. Tore Piana: «Macchinari venduti, stabilimento smantellato nel silenzio delle istituzioni»

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Il futuro dello storico marchio Acqua San Martino appare sempre più incerto. A lanciare l'allarme sul progressivo smantellamento del polo produttivo sassarese è Tore Piana, che denuncia l'alienazione di alcune componenti fondamentali della fabbrica e l'arenarsi di ogni trattativa per il salvataggio del sito.

Secondo le informazioni raccolte dall'esponente politico, gli impianti di imbottigliamento – macchinari di proprietà di una società di leasing, la formula di finanziamento che permette a un'azienda di utilizzare beni strumentali pagando un canone periodico a un ente creditizio senza averne la proprietà diretta – sarebbero stati venduti separatamente. L'acquirente sarebbe un'altra importante azienda del Nord Sardegna, già attiva nel medesimo settore delle acque minerali. Questa operazione finanziaria e industriale certifica, secondo Piana, come lo stabilimento venga «smantellato pezzo dopo pezzo, rendendo sempre più difficile una futura riattivazione».

A complicare il quadro generale si aggiunge il presunto ritiro di un imprenditore sardo, operante nel settore delle farine e delle granaglie, il cui iniziale interessamento per l'acquisto o la gestione del sito produttivo sembrerebbe definitivamente sfumato. In questo scenario, le critiche si concentrano sull'inerzia amministrativa della Città Metropolitana di Sassari – l'ente territoriale di area vasta subentrato alla vecchia Provincia, a cui spetta la competenza per l'eventuale rilascio, rinnovo o messa a bando delle concessioni minerarie legate allo sfruttamento delle sorgenti idriche – accusata di non aver ancora predisposto i documenti necessari per riassegnare la gestione della struttura. Dal palazzo di piazza d'Italia «continua a non arrivare alcun segnale» e regna, accusa Piana, un «silenzio incomprensibile mentre un patrimonio industriale della città rischia di scomparire definitivamente».

Le conseguenze di questo stallo sono ormai visibili quotidianamente: le bottiglie targate San Martino sono completamente assenti dagli scaffali dei supermercati e dai tavoli dei ristoranti da diversi mesi, allontanando i consumatori da un marchio profondamente radicato nel territorio.

A fare le spese di questa prolungata paralisi sono soprattutto le maestranze. Dopo un temporaneo intervento della Regione Sardegna – intervenuta in passato con l'attivazione di ammortizzatori e misure di salvaguardia per garantire una provvisoria stabilizzazione economica dei dipendenti in attesa di un piano industriale – il destino occupazionale dei lavoratori è avvolto nella totale incertezza, senza che vi siano comunicazioni ufficiali sul loro reintegro o sulla continuità dei sostegni al reddito.

La richiesta di chiarezza investe direttamente la Città Metropolitana, i vertici regionali e tutti gli enti coinvolti nella vertenza. I cittadini, dichiara in ultima battuta Piana, «hanno il diritto di sapere se esiste ancora un progetto per salvare lo stabilimento oppure se si è deciso, nel silenzio generale, di cancellare definitivamente uno dei marchi storici dell'industria agroalimentare del nostro territorio», tramutando una crisi aziendale in una «definitiva occasione perduta per Sassari e per il nord della Sardegna».