Sassari, i sindacati di Polizia lanciano l’allarme sulle condizioni di lavoro: chiesto l’intervento del Questore

Polizia

Nella giornata del 12 luglio 2026, le organizzazioni sindacali della Polizia di Stato operanti nella provincia di Sassari e a Olbia hanno diffuso un documento congiunto. Nel testo, firmato dai rappresentanti provinciali di SIULP, SAP, SIAP, Fed. Co.I.S.P - Mo.S.A.P. e SILP CGIL, viene delineato un quadro di grave difficoltà organizzativa che coinvolge il personale in servizio sul territorio.

Il comunicato si apre evidenziando una «crescente e fondata preoccupazione per le condizioni di lavoro cui sono sottoposti, ormai da un periodo eccessivamente prolungato, le donne e gli uomini in servizio». Le sigle sindacali affermano infatti che «la pressione operativa ha superato ogni limite di sostenibilità, determinando una situazione che non può più essere considerata compatibile con la tutela del benessere psicofisico del personale».

Quando i rappresentanti dei lavoratori fanno riferimento al personale in servizio presso la Questura e gli Uffici Distaccati, intendono abbracciare l'intera rete della Polizia di Stato dislocata nel nord Sardegna. Questo include non solo la sede centrale del capoluogo, ma anche tutti i Commissariati periferici che quotidianamente si trovano a gestire le esigenze di sicurezza di una provincia geograficamente molto vasta, da Alghero fino alla costa gallurese.

Chiarito il perimetro territoriale dell'allarme, il documento sindacale prosegue analizzando le cause di questo sovraccarico. Agli operatori, si legge nella nota, viene richiesto da mesi «un impegno crescente: turni aggiuntivi, servizi straordinari, disponibilità pressoché illimitata», il tutto senza un «adeguato rafforzamento degli organici». I sindacalisti sottolineano come le lavoratrici e i lavoratori continuino comunque a garantire tutte le attività essenziali. Tra le incombenze citate nel documento rientrano il controllo del territorio, l'ordine e la sicurezza pubblica, l'attività di polizia giudiziaria, le funzioni amministrative e legate all'immigrazione, oltre a tutto ciò che risulta necessario per il semplice funzionamento degli uffici.

A fronte di questi molteplici compiti, la realtà descritta dai firmatari Massimiliano Pala, Tiziano Tolu, Angelo Chessa, Francesco Casu e Alessandro Cosso è quella di un personale costretto a «sostenere turni gravosi e ad accumulare un numero crescente di ore di lavoro straordinario». Il nodo centrale, dal punto di vista burocratico e retributivo, emerge in un passaggio tecnico del testo in cui si denuncia che l'esiguo monte ore disponibile rispetto alle reali necessità operative determina «il ricorso al cosiddetto “terzo basket”, con la corresponsione delle competenze economiche anche a distanza di due anni dalle prestazioni effettuate».

Per aiutare a comprendere questo specifico termine tecnico, è utile specificare cosa si intenda per "terzo basket". Nel complesso sistema di retribuzione delle Forze dell'Ordine, il pagamento degli straordinari è diviso in fasce, o "cestini" (basket, appunto), in base ai fondi ministeriali ordinari a disposizione. Il primo e il secondo basket vengono generalmente liquidati in tempi fisiologici. Quando le ore di lavoro extra superano questi limiti finanziari di base, finiscono nel terzo basket, ovvero un fondo che richiede specifiche coperture e autorizzazioni aggiuntive. Questo meccanismo amministrativo si traduce, nella vita reale degli agenti, nel dover aspettare anche ventiquattro mesi prima di vedersi accreditare in busta paga i soldi per le ore di lavoro aggiuntivo già regolarmente svolte per necessità di servizio.

Riprendendo l'analisi della nota, si evince come questa condizione incida negativamente «sul benessere, sulla motivazione e sulla serenità degli operatori». I sindacati contestano inoltre le mere letture statistiche, affermando che i dati «non restituiscono la reale dimensione del sacrificio quotidiano», in quanto dietro ogni numero ci sono persone che operano con «livelli elevati di fatica, stress, rischio operativo e progressivo logoramento professionale».

Nemmeno l'arrivo dei rinforzi estivi viene ritenuto sufficiente a sanare la situazione. Il documento definisce le assegnazioni stagionali come un implicito riconoscimento delle criticità più volte denunciate, ma avverte che tale incremento temporaneo «potrà solo attenuare, e non risolvere, gli eccessivi carichi di lavoro», poiché il territorio continua a scontare «carenze strutturali che richiedono interventi stabili e programmati, non misure emergenziali».

La parte conclusiva del comunicato si traduce in un appello diretto ai vertici provinciali. Le organizzazioni sindacali chiedono al Questore di Sassari «un cambio di rotta e di procedere con urgenza a una rivalutazione e armonizzazione dei carichi di lavoro nei diversi Uffici di Polizia della provincia». Viene inoltre sollecitato un clima di confronto improntato al «reale ascolto e collaborazione», affinché le segnalazioni non vengano ridimensionate tramite «interpretazioni formali che eludono il merito delle questioni».

Sebbene il documento riconosca i recenti e importanti risultati ottenuti nella prevenzione e repressione dei crimini, i rappresentanti dei poliziotti precisano che tali traguardi sono stati raggiunti grazie alla «straordinaria disponibilità del personale, che ha sopperito con il proprio sacrificio alle carenze strutturali dell’Amministrazione». L'avvertimento finale non lascia spazio a ulteriori deduzioni e chiude la nota in maniera perentoria: «Non è più possibile chiedere ulteriori sacrifici. Proseguire su questa strada significherebbe ignorare consapevolmente gli effetti di un sovraccarico lavorativo ormai evidente». Da qui, la formale richiesta di interventi che i sindacati definiscono «concreti, tempestivi e non più rinviabili».