L'Azienda sanitaria si scusa con il malato oncologico di Alghero e il caso si chiude: nessuna caccia alle streghe ma il paziente smentisce la narrazione del sindacato

Ospedale Civile

Incontro pacificatore tra la famiglia e i direttori sanitari dopo il blocco al centro prelievi. I vertici ammettono il cortocircuito procedurale ed evitano provvedimenti disciplinari, ma la moglie dell'uomo respinge al mittente le ricostruzioni della sigla dei lavoratori.

La vertenza burocratica che ha tenuto in ostaggio un paziente oncologico all'ospedale civile di Alghero si chiude con le scuse formali dei vertici sanitari e una stretta di mano, ma senza sconti per le sigle sindacali. A poche ore dalla pubblicazione dei comunicati stampa in cui si smentiva il blocco delle cure, la famiglia dell'uomo ha sollecitato e ottenuto un confronto diretto con la dirigenza medica. L'incontro, definito dagli stessi protagonisti come sereno e costruttivo, si è svolto alla presenza del direttore della medicina di laboratorio e del direttore sanitario dell'azienda locale. Di fronte alle rimostranze del paziente, i responsabili della struttura pubblica hanno ascoltato le criticità e hanno illustrato i meccanismi di gestione degli accessi, ammettendo tuttavia che il disservizio è stato il frutto di una serie di circostanze sfavorevoli. I dirigenti hanno accolto il dispiacere della famiglia e presentato le scuse ufficiali, concordando sulla necessità di rendere l'accesso alle terapie un diritto fluido e garantito, in stretta aderenza ai dettami della Costituzione e delle carte europee sui diritti del malato.

L'obiettivo della denuncia iniziale non era infatti quello di innescare una ritorsione contro i singoli dipendenti. La famiglia ha espressamente chiesto alla direzione ospedaliera di non avviare alcun provvedimento disciplinare a carico del personale di sportello e del medico di turno, sebbene il loro comportamento sia stato giudicato censurabile. La protesta mirava esclusivamente a costringere l'ospedale a rivedere le regole per l'accettazione al laboratorio analisi, considerate un ostacolo per chi non possiede gli strumenti informatici per inviare un'email o si ritrova senza credito telefonico per prenotare a distanza. La legge, sottolinea la famiglia, prevede che un cittadino malato possa recarsi di persona in reparto e usufruire dell'accesso libero, specialmente quando è in possesso dell'esenzione zero quarantotto, il codice statale che certifica la patologia tumorale e che garantisce automaticamente una corsia prioritaria, rendendo superflua la presenza della lettera di urgenza sulla ricetta medica.

Chiarito l'incidente con i primari, la moglie del paziente risponde in modo netto e definitivo alla versione dei fatti fornita dal sindacato, giudicata inaccettabile. La rappresentanza dei lavoratori aveva difeso a scudo sguainato l'operato del reparto, raccontando la vicenda come un problema risolto brillantemente dal personale. La famiglia smentisce questa ricostruzione, precisando che il prelievo è stato eseguito soltanto dopo un'estenuante e umiliante insistenza da parte del malato. In prima battuta, gli addetti non avevano affatto informato l'utente della possibilità di eseguire gli esami prioritari dopo le dieci del mattino, limitandosi a liquidarlo con l'ordine di ripresentarsi il giorno seguente, ignorando che proprio l'indomani l'uomo avrebbe dovuto iniziare il pesante ciclo di radiochemioterapia. Il paziente non pretendeva di scavalcare la fila all'apertura dei cancelli, ma chiedeva semplicemente di poter eseguire il test in mattinata in virtù della sua contingenza clinica.

Il nucleo familiare respinge inoltre il tentativo, percepito tra le righe delle dichiarazioni sindacali, di far passare il paziente per il classico turista arrogante arrivato dal Nord Italia per dettare legge nelle corsie isolane. L'uomo è un cittadino algherese, residente in Lombardia, rientrato nella sua città d'origine e costretto a trasferire le terapie in Sardegna esclusivamente per poter assistere di persona un genitore affetto da gravi problemi di salute. Una situazione di fortissimo stress emotivo e fisico che ha trovato un porto sicuro solo nei corridoi dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari. Nel far calare definitivamente il sipario sull'incidente algherese, la famiglia ha tenuto a rivolgere un encomio pubblico al personale medico e infermieristico della struttura complessa di Radioterapia sassarese, ringraziando i professionisti che lavorano con profonda empatia ed efficienza nonostante operino in condizioni di stress assoluto, avendo a disposizione un solo macchinario salvavita per tutti i pazienti.