L'ordinanza della Capitaneria vieta l'ancoraggio libero e impone una sola barca per gavitello. Il consigliere Pais ringrazia i militari per aver salvato i tuffi ma accusa l'amministrazione di aver sprecato milioni di euro per vietare il mare ai cittadini.
La Capitaneria di Porto ha dettato le regole definitive per l'utilizzo dei nuovi campi boa installati nell'Area Marina Protetta di Capo Caccia e Isola Piana, ad Alghero. Con un'ordinanza firmata dal comandante Gianluca De Luca, la Guardia Costiera ha classificato le installazioni come aree ricreative, pensate non per il semplice parcheggio delle barche ma per godersi il mare tutelando i fondali. Il documento vieta categoricamente di gettare l'ancora sul fondo: chi vuole sostare deve obbligatoriamente legarsi a un gavitello, la struttura galleggiante ancorata al fondale, mantenendo in avvicinamento una velocità massima di tre nodi, poco meno di sei chilometri orari. Le regole impediscono di attraccare più di una barca alla stessa boa e vietano le immersioni subacquee non autorizzate e qualsiasi tipo di pesca, sia professionale che sportiva.
Il provvedimento dei militari stabilisce confini geometrici molto rigidi per chi vuole fare il bagno. I tuffi sono permessi solo a chi si trova a bordo di un'imbarcazione regolarmente ormeggiata e unicamente nello spicchio d'acqua compreso tra la boa e la parte anteriore della barca, la prua, oppure ai lati dello scafo. È vietato nuotare nella parte posteriore, vicino ai motori, se non per il tempo strettamente necessario a scendere e salire a bordo. Chi decide di allontanarsi da questo perimetro di sicurezza deve assumersi ogni responsabilità e segnalare la propria presenza legandosi al corpo una sagola lunga massimo tre metri con un galleggiante e una bandierina rossa attraversata da una striscia bianca, in modo da essere perfettamente visibile a chi naviga in zona. In caso di inosservanza, oltre alla responsabilità civile e penale per eventuali incidenti, i trasgressori rischiano multe che per la nautica da diporto possono raggiungere importi molto pesanti.
Le nuove prescrizioni hanno innescato l'immediata reazione politica del consigliere comunale della Lega Michele Pais, che da tempo contesta l'impianto gestito dall'Azienda Speciale Parco di Porto Conte. L'esponente dell'opposizione ha elogiato il lavoro di mediazione fatto dai vertici marittimi del nord Sardegna per evitare un divieto totale di balneazione: «Prima di ogni considerazione politica e amministrativa è doveroso riconoscere il comportamento responsabile e meritorio dei Comandanti della Capitaneria di Porto Torres, Capitano di Fregata Mirko Orrù, di Alghero, Tenente di Vascello Gianluca De Luca e del Direttore Marittimo di Olbia, che hanno assunto una responsabilità tutt'altro che scontata consentendo la balneazione nei campi boe attraverso una specifica disciplina derogatoria. Dobbiamo ringraziarli. Senza questa scelta sarebbe stato un autentico disastro, perché il regime ordinario avrebbe comportato limitazioni ancora più rigide. È una decisione di buon senso che attenua gli effetti di un progetto nato male».
Nonostante il salvataggio dei tuffi, Pais boccia l'intera operazione pubblica evidenziando la sproporzione tra gli spazi a disposizione, limitati a sole sessantasei boe, e le circa tremila imbarcazioni che navigano nel golfo algherese. Il consigliere contesta l'utilità ambientale dell'opera, sottolineando come l'ancoraggio sia stato vietato in aree sabbiose dove non è presente la posidonia, la pianta marina fondamentale per l'ecosistema del Mediterraneo, bloccando di fatto le piccole barche dei residenti per favorire un sistema che allontana i grandi yacht, veri portatori di ricchezza turistica. Di fronte al rischio delle maxi sanzioni per i diportisti costretti a rispettare norme ferree, il rappresentante leghista lancia un ultimatum alla giunta comunale e all'ente Parco, minacciando di portare la questione contabile sui tavoli della magistratura per danno erariale, ovvero lo spreco di soldi pubblici: «Se fossi il Sindaco non avrei dubbi: chiederei immediatamente di azzerare tutto e di ripartire da un progetto completamente diverso, condiviso con la città, con i diportisti e con gli operatori del settore. Un progetto realmente utile all'ambiente e capace di generare sviluppo economico. Ma per fare una scelta del genere serve coraggio. E il coraggio o lo si ha o non ce lo si può dare. Una certezza: questi campi boe non entreranno mai in attività grazie alla mobilitazione popolare, che non si ferma. Ma a questo punto si apre un tema assai insidioso legato al conclamato sperpero di risorse pubbliche e al danno erariale che ne deriva di cui chiederemo conto agli organi del Parco».