Allarme in Parlamento sul Decreto Lavoro: per i sindacati la riforma legalizza i contratti pirata abbassando gli stipendi

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Il segretario di Fesica chiede al Senato di bloccare i nuovi criteri dell'archivio nazionale prima del 29 giugno. Sotto accusa il sistema che premia gli accordi al ribasso basandosi sul numero di adesioni anziché sulle reali tutele economiche garantite ai dipendenti.

Il voto di fiducia incassato alla Camera dei Deputati sul Decreto Lavoro accende la protesta dei sindacati in vista del passaggio decisivo al Senato. Il nodo centrale della contestazione riguarda la riorganizzazione dell'archivio nazionale dei contratti collettivi gestito dal Cnel, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, l'organo statale incaricato di fornire consulenza istituzionale. A lanciare l'allarme è Bruno Mariani, segretario generale del sindacato Fesica Confsal, che ha fatto propria la battaglia avviata da OB Italia, l'organizzazione bilaterale che riunisce le rappresentanze dei lavoratori e delle aziende. “Così come è configurata oggi, la riforma dell'archivio dei contratti rischia di trasformarsi in una sanatoria per i contratti pirata, penalizzando i lavoratori e le imprese virtuose che garantiscono stipendi dignitosi”, ha dichiarato il vertice sindacale, chiedendo a Palazzo Madama un intervento correttivo prima del 29 giugno, data ultima per la conversione in legge del decreto. “Chiediamo al Senato un colpo di reni prima della scadenza del 29 giugno: si premi la qualità delle tutele e del lavoro, non la quantità del massimo ribasso”.

Al centro della disputa c'è il metodo scelto dalle istituzioni per classificare e dare peso ai vari contratti nazionali. Il sindacato denuncia che il sistema si basa esclusivamente su un criterio numerico, misurando l'applicazione dei contratti attraverso l'analisi dei flussi Uniemens, i documenti elettronici che i datori di lavoro inviano mensilmente all'Inps per certificare i contributi versati. Questa architettura logica viene ritenuta profondamente errata perché finisce per generare un paradosso sul mercato occupazionale. I cosiddetti contratti pirata, ovvero quegli accordi firmati da sigle di comodo che abbattono il costo del lavoro riducendo al minimo i diritti e le paghe, registrano un alto numero di adesioni proprio in virtù della loro convenienza al ribasso e della concorrenza sleale. Basandosi unicamente sulla quantità, questi accordi verrebbero inseriti nella sezione principale dell'archivio di Stato, ricevendo una vera e propria legittimazione ufficiale. Al contrario, i contratti che contano meno iscritti ma che tutelano i dipendenti garantendo un Trattamento Economico Complessivo (Tec) elevato, la sigla tecnica che indica l'insieme della retribuzione e dei benefit di un lavoratore, rischiano di essere ingiustamente screditati o declassati in sezioni secondarie.

Per evitare questa selezione ritenuta arbitraria, le organizzazioni chiedono di capovolgere la prospettiva della riforma. “Il Decreto Legge potrà effettivamente ordinare l'attuale giungla contrattuale solo se il Senato, nella delicata fase di conversione a Palazzo Madama in vista della scadenza del 29 giugno, avrà il coraggio di correggere la rotta”, ha sottolineato Mariani. La richiesta è quella di valutare i contratti usando come filtro d'ingresso il valore reale della retribuzione e non la semplice raccolta delle adesioni. “La metrica dell'Archivio va ribaltata: la classificazione e il filtro d'ingresso dei contratti devono essere impostati sul valore reale del TEC e non sui meri numeri di applicazione", prosegue il segretario, ribadendo che solo spostando il baricentro sulle tutele economiche e normative si potranno svuotare di significato le sigle nate unicamente per comprimere i salari. Fesica Confsal e OB Italia sollecitano quindi un confronto immediato con i parlamentari per costruire uno strumento digitale unico e trasparente. L'obiettivo è creare un archivio accessibile anche alle società informatiche che sviluppano i software aziendali, un sistema che ruoti attorno al concetto di salario giusto calcolato sul Tec, in modo da offrire parametri oggettivi per azzerare le disparità e difendere la democrazia nel mondo del lavoro.

 

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