L'Azienda ospedaliero universitaria fa i conti con l'installazione a rilento delle nuove strumentazioni. La direzione cerca accordi con gli altri ospedali sardi e nazionali per garantire le cure nei tempi corretti.
L'Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, il complesso sanitario che gestisce le cliniche pubbliche cittadine, affronta un grave blocco nel reparto di Radioterapia oncologica. Attualmente, circa centotrenta malati di cancro si trovano in lista d'attesa per iniziare i cicli di radiazioni, accumulando ritardi che in alcune situazioni superano i tempi considerati sicuri dai protocolli medici. La crisi nasce dal rallentamento del piano di rinnovamento tecnologico, un programma di sostituzione delle vecchie macchine salvavita che ha subito pesanti slittamenti rispetto alla tabella di marcia originale.
Il reparto, che rappresenta l'unico punto di riferimento per i pazienti di tutto il Nord Sardegna, si regge al momento su un solo macchinario operativo. Si tratta del Radixact, un acceleratore lineare attivato nel giugno del 2025 che sfrutta la tomoterapia elicoidale, un sistema di altissima precisione in grado di colpire il tumore con un fascio di radiazioni a spirale, risparmiando i tessuti sani circostanti. Per smaltire le richieste, questa apparecchiatura viene tenuta accesa su due turni consecutivi, dalle sette e mezza del mattino fino alle otto di sera. Il macchinario non può però irradiare i malati senza sosta: una porzione fissa di questo orario deve essere obbligatoriamente fermata per eseguire i controlli di qualità e le verifiche tecniche di sicurezza imposte dalla legge per garantire l'esattezza delle dosi. Il collo di bottiglia si è creato a causa della mancanza del secondo acceleratore previsto dal piano aziendale, il Varian TrueBeam, la cui installazione doveva essere completata entro la fine del 2025 e che invece è ancora bloccata.
Nonostante l'imbuto tecnologico, le terapie non si sono fermate. Dal primo gennaio ai primi giorni di giugno del 2026 i medici hanno trattato 285 persone e, grazie a una riorganizzazione interna scattata il primo giugno, le sedute giornaliere sono state aumentate da ventisette a trentuno. Numeri che si innestano sul bilancio del 2025, chiuso con 640 pazienti presi in carico e 7.215 prestazioni eseguite per aggredire principalmente i tumori al seno, all'apparato digerente e ginecologico, ai polmoni, alla prostata e all'area testa-collo. L'attività si divide tra le terapie con finalità curativa, mirate a distruggere la malattia, e quelle con scopo palliativo, applicate per spegnere il dolore o ridurre i sintomi nelle fasi più avanzate.
Per fronteggiare l'emergenza, il personale sanitario e la dirigenza stanno cercando soluzioni d'appoggio. Salvatrice Campoccia, la primaria che dirige la Radioterapia, affronta l'impatto psicologico sui malati: «Comprendiamo profondamente il disagio e l’ansia che i ritardi possono generare in chi affronta un percorso oncologico. Condividiamo le preoccupazioni espresse dai pazienti e dai loro familiari e manteniamo un contatto costante con tutte le persone prese in carico, informandole sull’evoluzione delle liste d’attesa e sulle possibili soluzioni assistenziali». L'obiettivo della direzione è spostare chi ha urgenza verso altre strutture attrezzate. La direttrice sanitaria Lucia Anna Mameli inquadra la strategia: «La tutela dei pazienti oncologici rappresenta una priorità assoluta per questa direzione. Stiamo seguendo quotidianamente l’evoluzione della situazione e valutando tutte le possibili soluzioni organizzative e di rete affinché nessun paziente veda compromesso il proprio percorso di cura. Saranno rafforzati i rapporti con gli altri centri di radioterapia della Sardegna e, ove necessario, verranno valutate collaborazioni con strutture della penisola per garantire l’accesso ai trattamenti nei tempi clinicamente appropriati». Nel frattempo, i pazienti in attesa a Sassari continuano a essere sottoposti a tutte le procedure e alle scansioni preliminari necessarie per mappare il tumore e pianificare al millimetro i futuri bombardamenti radioterapici.