L'assessore all'Urbanistica Francesco Spanedda illustra al vertice internazionale le nuove linee guida. La revisione del documento paesaggistico tratterà il mare e le zone interne come un unico ecosistema da difendere e amministrare.
La battaglia contro l'innalzamento delle temperature e l'erosione non si può più combattere tagliando in due la cartina dell'isola, separando il destino delle spiagge da quello dei paesi di collina. È questo il messaggio centrale portato ieri a Venezia da Francesco Spanedda, assessore regionale agli Enti locali, Finanze e Urbanistica, durante i lavori della Venice Climate Week, il vertice internazionale dedicato alle strategie per l'adattamento climatico e all'amministrazione dei territori a rischio.
Seduto al tavolo tecnico concentrato sulla gestione delle aree costiere, faccia a faccia con i rappresentanti delle altre regioni, le Autorità portuali e gli esperti dei centri di ricerca, il rappresentante della giunta sarda ha tracciato la nuova rotta politica dell'isola: “Coste e aree interne vanno governate insieme. Le sfide poste dal cambiamento climatico ci chiedono di superare visioni separate del territorio e costruire strumenti di pianificazione capaci di tenere insieme ambiente, comunità e sviluppo”. Non è un caso che il verbo governare affondi le sue radici nel termine latino gubernare e in quello greco antico kybernao, che indicano letteralmente l'atto di reggere saldamente il timone di una nave: per pilotare la Sardegna attraverso la tempesta delle mutazioni ambientali serve una cabina di regia unica, in grado di leggere il territorio come un solo organismo profondamente interdipendente.
Questa visione non rimarrà una semplice dichiarazione d'intenti accademica in laguna, ma si trasformerà nell'impalcatura del nuovo assetto urbanistico dell'isola. Spanedda ha infatti confermato che l'abbattimento del muro virtuale tra il litorale e l'entroterra sarà il motore per l'aggiornamento del Ppr, il Piano paesaggistico regionale, ovvero il documento maestro e vincolante che detta le regole ferree su come si possa utilizzare, tutelare o modificare il suolo sardo. “L'adattamento al cambiamento climatico non riguarda solo la tutela delle coste, ma il modo in cui mettiamo in relazione territori, comunità e livelli di governo", ha precisato l'assessore riportando le dichiarazioni esatte della giornata. "Per questo il rapporto tra aree costiere e aree interne sarà uno dei temi che accompagneranno il lavoro di revisione del Ppr, nella prospettiva di una pianificazione più integrata e coerente con le trasformazioni in atto”.
La trasferta veneta ha permesso all'amministrazione di allineare i propri strumenti di difesa del suolo con i più avanzati studi scientifici sul clima. Perché quando le mareggiate colpiscono con violenza e i periodi di siccità prosciugano le campagne, la natura non si ferma certo di fronte alle linee immaginarie tracciate dalla burocrazia. Comprendere che la scogliera e la montagna non sono due mondi estranei, ma gli organi vitali di una stessa terra, è il primo passo per permettere alle comunità che la abitano di non farsi trovare impreparate, adattandosi ai mutamenti per continuare a prosperare in sicurezza e senza lasciare indietro nessuno.
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