Cagliari “terra di spaccio”? No, è solo propaganda fatta male

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  Cagliari trasformata in una piazza di spaccio a cielo aperto, con tanto di “400 euro al giorno davanti al municipio”. Titoli perfetti per indignare, condividere e alimentare rabbia. Peccato che la realtà sia molto diversa. E molto meno utile a chi cerca consenso facile. Non è informazione, è amplificazione. Un circuito mediatico che prende episodi ordinari – perché sì, lo spaccio esiste in tutte le città – e li gonfia fino a farli diventare emergenze. Il bersaglio è chiarissimo: colpire un’amministrazione e un preciso campo politico. La solita storia: degrado, insicurezza, città fuori controllo. Una sceneggiatura già vista mille volte. Si prende un fatto isolato, lo si decontestualizza e lo si vende come simbolo del fallimento totale. È una tecnica vecchia, ma funziona sempre su chi non verifica.

  Qui sta il punto. Mentre Cagliari era sotto i riflettori internazionali per la Coppa America. Tre giorni, oltre 25.000 persone tra turisti e croceristi, entusiasmo ovunque. E sapete quanti episodi di violenza si sono verificati? Zero. Nessun caos, nessuna emergenza, nessuna città allo sbando. La verità è nelle strade, non nei titoli urlati. Cagliari è una città viva, frequentata, sicura come qualsiasi altra realtà urbana europea. Chi la vive ogni giorno lo sa. Chi la racconta da lontano, o peggio con un obiettivo preciso, no. Perché la paura porta click. E i click portano consenso. È il manuale base del cattivo giornalismo: creare un nemico, ingigantire il problema, colpire politicamente. Non importa se si danneggia l’immagine della città, il turismo o il lavoro di chi ogni giorno la rende migliore. Questa non è informazione. È propaganda travestita da cronaca. E il punto è semplice: se davvero Cagliari fosse la città pericolosa che raccontano, 25.000 persone non la sceglierebbero per viverla, visitarla e godersela in sicurezza. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Basta volerla vedere.