Duecentocinquanta ragazzini invadono il radiotelescopio di San Basilio. L'enorme parabola dell'Inaf smette per un giorno di ascoltare il cosmo e accende i riflettori sugli studenti. Sabato 16 maggio, in occasione della Giornata internazionale della luce, va in scena l'edizione scolastica del Gerrei Astrofest.
I bambini arrivano dalle aule dei paesi vicini. Li scortano trenta professori e le rispettive famiglie. Non salgono sulla collina per la solita gita. Vengono a presentare il conto di mesi di studio. Hanno esaminato l'evoluzione delle stelle, la nascita dell'universo e il funzionamento del sistema solare. Ora tocca a loro spiegare la radioastronomia agli adulti. Per farlo abbandonano le noiose nozioni astratte. Usano modelli fisici costruiti artigianalmente, progetti video e piccole recite dal vivo. Hanno applicato un metodo didattico che si riassume in una formula chiara: imparare usando le mani.
Dietro la cattedra dell'iniziativa siede Silvia Casu. Fa l'astrofisica. Ha inventato lei il festival tre anni fa. Insieme alla collega Rachele Toniolo ha setacciato le aule, paese per paese. L'obiettivo non è formare piccoli scienziati in miniatura, ma usare la scienza per radicare i giovani al territorio. La presenza del bestione d'acciaio in mezzo alla campagna sarda, sostiene la ricercatrice, deve servire a qualcosa di più della pura eccellenza accademica. Deve allargare gli orizzonti dei ragazzi. Deve fornire loro una prospettiva solida e la libertà di costruirsi un futuro senza essere costretti a fare le valigie ed emigrare.
La festa di primavera sotto l'antenna è riservata alle scuole. Il resto dei cittadini dovrà portare pazienza. L'edizione tradizionale del festival, quella con i cancelli aperti al pubblico, arriverà a settembre.
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