Le ruspe sfidano i vincoli di Cala Finanza: l'albergo di lusso avanza tra abusi edilizi e macchia sradicata

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Il Comune di Loiri Porto San Paolo certifica le irregolarità nei cantieri della Tavolara Bay. Ordinanze di demolizione in arrivo per bloccare le opere del resort brasiliano, nate all'ombra delle procedure accelerate per gli investimenti nel Sud Italia.

Sulla fascia costiera che si snoda tra Cala Finanza e Punta La Greca, nel territorio di Loiri Porto San Paolo, il progetto di un resort a cinque stelle si è scontrato con gli accertamenti degli ispettori municipali. L'operazione immobiliare porta la firma della Tavolara Bay, società legata al gruppo brasiliano Jhsf Participações, titolare del marchio alberghiero Fasano. Il piano industriale prevede la realizzazione di un albergo da cinquanta camere, trenta ville, ristoranti, un campo da golf e un approdo turistico per un'estensione di circa cinquanta ettari affacciati sull'isola di Tavolara. Per superare le strettoie burocratiche, la società ha chiesto l'accesso alle agevolazioni della Zona Economica Speciale, il meccanismo statale introdotto all'inizio del 2024 per snellire le autorizzazioni e incentivare gli investimenti nel Mezzogiorno.

I documenti redatti dall'Ufficio urbanistica del Comune, sollecitati da un'istanza dell'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico, fotografano una realtà di cantiere incompatibile con le normative. I sopralluoghi hanno accertato una lunga serie di interventi eseguiti in totale spregio delle regole: dai cambi di destinazione d'uso per ricavare centri benessere e lavanderie a pavimentazioni in cemento non autorizzate, fino all'installazione di pergolati e locali tecnici di servizio. L'impronta più pesante è stata lasciata sul paesaggio. I tecnici hanno individuato diversi percorsi pedonali tracciati verso la spiaggia di Cala Sedalis sradicando e tagliando la vegetazione spontanea. Un'area di circa mille metri quadrati è stata scoperta completamente rasata dai mezzi meccanici pesanti. Sulla nuda terra gli operai avevano già posizionato quattro cisterne idriche e accatastato materiali da costruzione e tubazioni.

L'amministrazione locale ha messo nero su bianco che nessuna di queste opere possiede la necessaria licenza edilizia, il nulla osta paesaggistico o l'autorizzazione per intervenire su terreni a rischio idrogeologico. Il nodo centrale dell'intera vicenda ruota attorno al lasciapassare concesso a febbraio dalla struttura governativa che gestisce la Zona Economica Speciale. Quell'autorizzazione, che di fatto prevedeva solo la trasformazione turistica di tre edifici preesistenti e la posa di alcuni moduli abitativi smontabili, risulta oggi priva di efficacia giuridica a causa delle formali opposizioni presentate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nonostante la sospensione del provvedimento, i lavori sono proseguiti forzando la mano in un'area in cui, per le leggi regionali, vige il divieto assoluto di edificazione entro la fascia dei trecento metri dalla linea di battigia.

Davanti all'evidenza dei cantieri abusivi, la macchina burocratica e repressiva si è messa in moto. L'elenco degli enti schierati per fermare le ruspe comprende le ramificazioni tecniche della Regione Sardegna, dal Corpo Forestale all'Assessorato all'Ambiente, che in sede di valutazione avevano già espresso pareri negativi insuperabili, evidenziando inoltre la totale mancanza delle valutazioni preventive sull'impatto ambientale dell'opera. Il Comune di Loiri Porto San Paolo ha preannunciato l'emanazione di ordinanze di demolizione per radere al suolo le strutture irregolari e ripristinare la macchia mediterranea violata, mentre la Soprintendenza ha trasmesso i fascicoli informativi ai Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale e alla Procura della Repubblica di Tempio Pausania.