L'impianto idrico manderà in pensione i vecchi scarichi dell'Anglona e dell'Alta Gallura. Servirà oltre trentamila utenze stagionali attraverso diciannove chilometri di nuove condotte fognarie.
Oggi a Valledoria è entrato in funzione il nuovo impianto di trattamento delle acque reflue, un'infrastruttura costata oltre diciassette milioni di euro che archivia un'attesa lunga vent'anni. L'opera idraulica permette di chiudere una pagina giudiziaria ed economica gravosa per l'Italia, superando la procedura d'infrazione europea avviata nel 2014 e culminata, nell'ottobre del 2021, con la condanna dello Stato da parte della Corte di Giustizia dell'Unione europea per i cronici ritardi nell'adeguamento degli scarichi urbani.
Il depuratore consortile raccoglierà i liquami non solo del comune di Valledoria, ma anche dei vicini centri di Viddalba, Santa Maria Coghinas e del villaggio costiero di Baia delle Mimose, ricadente nel municipio di Badesi. La complessa architettura finanziaria ha visto la Regione Sardegna delegare i fondi all'Egas, l'ente pubblico che pianifica gli investimenti idrici sull'isola. La gestione dell'appalto e l'esecuzione materiale del progetto sono state invece affidate ad Abbanoa, la società incaricata di amministrare il servizio idrico regionale. Ad aggiudicarsi i lavori sul campo è stata l'associazione temporanea formata dalle imprese Gta srl e Mario Ticca srl.
I bilanci dell'operazione registrano una spesa di sette milioni di euro per l'edificazione dell'impianto centrale, ai quali se ne sommano quasi dieci per la costruzione della rete di alimentazione: un tracciato di diciannove chilometri di tubature sotterranee spinto dalla forza di otto diverse stazioni di pompaggio. Gli ingegneri hanno progettato il depuratore su due linee di filtraggio autonome ma interconnesse, per poter assorbire i brutali sbalzi demografici dettati dai flussi turistici. Nel periodo invernale i macchinari serviranno poco più di ottomila residenti, ma durante l'estate la capacità di smaltimento potrà reggere il picco di oltre trentunomila utenze stagionali. Il sistema è stato inoltre equipaggiato con un modulo di trattamento terziario, un processo di depurazione chimico-fisica finale che affina l'acqua rendendola compatibile e riutilizzabile per l'irrigazione dei terreni agricoli.
L'avvio a regime delle nuove vasche sancisce la dismissione definitiva dei vecchi depuratori di Valledoria Centro, Santa Maria Coghinas, Viddalba e Baia delle Mimose, impianti ormai obsoleti e incapaci di garantire gli standard di purezza imposti dalla legge. Alla messa in moto dei macchinari hanno presenziato i vertici delle istituzioni coinvolte: il presidente e il direttore generale di Abbanoa, Giuseppe Sardu e Stefano Sebastio, i parigrado dell'Egas Fabio Alberi e Andrea Cappelli, e il direttore dell'agenzia regionale del distretto idrografico, Costantino Azzena. Con loro hanno ispezionato l'impianto i sindaci dei territori allacciati alla rete: Marco Muretti per Valledoria, Piero Carbini per Santa Maria Coghinas, Giovanni Andrea Oggiano per Viddalba e Giovanni Maria Mamia per Badesi. I cantieri conclusi si inseriscono nel piano generale per la tutela del bacino del fiume Coghinas e del Golfo dell'Asinara, un programma che prevede a breve anche la chiusura dei lavori per i collettori fognari di Sorso-Platamona e l'apertura del nuovo depuratore di Castelsardo a servizio della frazione di Lu Bagnu.
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