Schianto notturno sulla 131. L'auto decolla e si ferma sul muro

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Sassari. Ore 22 e 30. La notte sarda inghiotte la luce, ma non il rumore. Quello sordo, definitivo, del metallo che si schianta contro la fisica e contro il cemento. La Statale 131, la nostra personale e interminabile trincea d'asfalto, ha preteso il suo ennesimo, banale tributo di lamiere.

Leggo il dispaccio dei soccorritori. È gelido, asettico, redatto con quella lingua grigia che le burocrazie usano per anestetizzare lo spavento. Recita che «una squadra della Centrale di Sassari è intervenuta sulla SS 131 al bivio per la ex 131, per un incidente stradale».

Un incidente. Lo chiamano così. Un vocabolo pulito, innocuo, per descrivere il caos. La cronaca annota che la vettura, «per cause ancora da accertare, è uscita di strada e ribaltandosi finendo la sua corsa sopra un muro di contenimento».

Cause da accertare. Arrivano i pompieri. I Vigili del Fuoco. I veri, silenziosi santi laici di questa Repubblica sgangherata. Il verbale ci rassicura spiegando che la squadra «ha provveduto alla stabilizzazione della vettura, per poi permette l’estrazione, in sicurezza, dell’ unico occupante».

Estratto in sicurezza. Tirato via dalle lamiere accartocciate della prigione che lui stesso guidava. E poi l'epilogo, sempre uguale, monotono come un rintocco a morto: «Sul posto personale del 118 e Polizia Stradale».

Sirene. Lampeggianti blu che tagliano il buio della statale. E un uomo cavato fuori da un groviglio di ferro. Guardatelo, questo nostro magnifico progresso. Ci indebitiamo per comprarci bare a quattro ruote da duecento all'ora, ci sentiamo padroni della strada, padroni del tempo, padroni della vita. E poi restiamo lì, muti e impotenti, a pregare che un pompiere riesca a scardinare una portiera prima che la notte si porti via tutto.

 

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