Il 25 aprile non è una data sul calendario, è una bussola. In questa ricorrenza l’Italia si ferma per celebrare l’ottantunesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, un momento che segna l’anno zero della nostra democrazia. Ma per chi guarda al futuro senza dimenticare le radici, celebrare oggi significa sfrondare questa ricorrenza dalla retorica polverosa per riportarla alla sua essenza più pura: il coraggio della scelta. La Liberazione non fu solo un evento militare o il risultato dell'avanzata degli Alleati, fu prima di tutto, un moto dell'anima. Fu la scelta di migliaia di uomini e donne, giovani spesso poco più che ventenni, che decisero di dire "no" all'oppressione, pagando spesso con la vita il prezzo della dignità. È in quel "no" che affonda le radici la nostra Costituzione, ed è quel sacrificio che oggi ci permette di scrivere, parlare e dissentire liberamente. Dal Nord alle piazze del Sud, passando per la Resistenza silenziosa, ma eroica delle nostre città, l'Italia seppe ritrovare se stessa tra le macerie di una guerra devastante. Un riscatto che non ebbe colore politico unico, ma che vide uniti cattolici, comunisti, liberali e azionisti sotto un'unica bandiera: quella della libertà. Non si può non ricordare il ruolo specifico della terra sarda. Sebbene la Sardegna non fu teatro diretto delle grandi battaglie partigiane dell'ultima ora, il contributo dei sardi alla Liberazione fu immenso. Migliaia di loro combatterono nelle formazioni partigiane in tutta la Penisola, portando con sé quella tempra e quel senso del dovere tipici della gente di Sardegna. Celebrare oggi significa anche onorare quei nomi, spesso dimenticati, che hanno contribuito a fare l'Italia unita e libera. Ma è da ricercare anche il senso del 25 aprile nel 2026 in un mondo scosso da nuovi conflitti, da popoli che ancora oggi lottano per l'autodeterminazione e da una stanchezza democratica che spesso sfocia nell'indifferenza. Questa festa deve scuotere tutti. La libertà non è una conquista acquisita una volta per tutte, è una pianta fragile che va innaffiata ogni giorno con la partecipazione, l'onestà intellettuale e la difesa dei diritti. Oggi, libertà significa non essere schiavi del bisogno, avere accesso a una sanità che funzioni, garantire un lavoro dignitoso ai nostri giovani affinché non debbano "emigrare" per sentirsi liberi di costruire un futuro. La Resistenza moderna si fa nelle redazioni, nelle scuole, negli ospedali e nelle istituzioni, combattendo l'apatia e la rassegnazione. Mentre Cagliari si prepara all'abbraccio con Sant’Efisio, la riflessione sul 25 aprile ci ricorda che la fede e la libertà sono i due pilastri su cui poggia la nostra comunità. Onorare la Liberazione significa impegnarsi a essere cittadini attivi, non semplici spettatori.
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