La Giunta regionale certifica la devastazione di gennaio tra centodiciotto Comuni e oltre milleduecento aziende. Partita la richiesta al Governo per attivare i fondi statali di emergenza destinati ad agricoltori e pescatori.
Il conto dei danni è arrivato sul tavolo della Regione, e le cifre descrivono un disastro economico. A distanza di tre mesi dalla violenta ondata di maltempo innescata dal passaggio del ciclone Harry, abbattutosi sull'Isola nello scorso mese di gennaio, la macchina amministrativa ha tracciato il bilancio ufficiale della devastazione. La stima complessiva elaborata dalla Giunta regionale supera la soglia dei sessanta milioni di euro, una voragine finanziaria che ha segnato profondamente il tessuto produttivo sardo.
I confini dell'emergenza tracciati dagli uffici cagliaritani comprendono centodiciotto Comuni, un'area geografica vastissima all'interno della quale sono state censite milletrecentocinquantotto aziende messe in ginocchio dalla furia degli elementi. A pagare il prezzo più alto sono stati i comparti legati allo sfruttamento diretto delle risorse naturali. I tecnici dell'amministrazione hanno infatti calcolato che i settori agricolo e ittico, tra coltivazioni compromesse, strutture divelte e attività di pesca paralizzate, hanno incassato da soli un colpo pari a cinquantatré milioni di euro.
Di fronte a un simile bollettino, l'esecutivo isolano ha mosso i passi formali per chiedere l'intervento finanziario di Roma. L'obiettivo della delibera regionale è proporre al Ministero dell'Agricoltura l'attivazione del Fondo di solidarietà nazionale, ovvero la cassa statale concepita per garantire un indennizzo alle imprese colpite da calamità atmosferiche di portata eccezionale. La procedura per sbloccare i rimborsi si incardina sulle direttive del decreto legge numero 25, il provvedimento d'urgenza varato dal governo lo scorso ventisette febbraio per disciplinare proprio le iniezioni di liquidità a sostegno dei territori devastati dalle intemperie invernali.
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