Chi frequenta le cronache sindacali italiane sa bene che, di solito, le parti in commedia sono due e rigidamente contrapposte: da un lato i lavoratori che chiedono, dall'altro l'azienda che nega. Ma la vertenza che sta infiammando l'Azienda Ospedaliero-Universitaria (AOU) di Sassari ha i contorni del più classico, e per certi versi esasperante, dei paradossi burocratici nostrani. Non è la prima volta che su queste colonne diamo conto dei malumori tra le corsie dell'ospedale sassarese, culminati di recente nella proclamazione dello stato di agitazione da parte delle sigle sindacali. Eppure, a guardare bene le carte, ci si accorge che il "nemico" contro cui scioperare, in questo momento, assomiglia più a un fantasma di carta bollata.
Ieri pomeriggio, negli uffici cagliaritani dell’Assessorato regionale alla Sanità, è andato in scena un vertice che potremmo definire chiarificatore. Attorno al tavolo si sono seduti i vertici dell'Assessorato stesso, la direzione dell’AOU e i rappresentanti dei lavoratori. L'obiettivo? Disinnescare una bomba a orologeria che rischia di paralizzare l'assistenza sanitaria nel Nord Sardegna. E la prima, inusuale mossa delle istituzioni è stata quella di sfilarsi l'abito della controparte. In buona sostanza, la Regione e la direzione aziendale hanno detto ai sindacati: noi non siamo i vostri avversari, stiamo remando nella stessa direzione.
Per capire l'inghippo bisogna fare un passo indietro, ricollegandosi a un precedente incontro svoltosi lo scorso 31 marzo. In quell'occasione, la direzione dell'Azienda sassarese aveva ribadito una verità incontrovertibile: gli accordi economici presi con i lavoratori sono validi, sacrosanti e la direzione vuole onorarli. Il problema è che le casse, pur non essendo vuote, sono tenute sottochiave da un organo di controllo interno indipendente. Si tratta di quei tecnici (i revisori) che hanno il delicato compito di verificare la legittimità dei bilanci pubblici. Se loro non appongono il fatidico timbro di garanzia, i bonifici non partono. La normativa italiana, blindata com'è per evitare sprechi, non permette in alcun modo ai direttori generali di scavalcare questi organi di controllo. Si crea così un ingorgo istituzionale in cui la controversia non nasce dall'inerzia di chi governa l'ospedale, ma dal rigoroso – e finora insormontabile – veto tecnico di chi ne analizza i conti.
Che fare, dunque, per non lasciare in ostaggio di una firma le legittime spettanze economiche e la pazienza di medici e infermieri? Durante il vertice di ieri è emersa una via d'uscita pragmatica. La direzione aziendale ha elaborato e sottoposto all'Organo revisore un documento definito tecnicamente "Accordo stralcio sulla produttività 2024". Per tradurlo ai non addetti ai lavori: si tratta di isolare una parte circoscritta dei fondi, quella relativa ai premi dell'anno in corso, per sbloccarla immediatamente. Un salvagente finanziario per mettere in tasca ai dipendenti una prima, tangibile risposta economica, in attesa di sbrogliare nel frattempo la matassa amministrativa più complessa sui pregressi.
Resta però sospesa l'incognita delle prossime ore. I sindacati devono decidere se questa mossa sia sufficiente a revocare lo stato di agitazione. Dal canto loro, Assessorato e Azienda hanno lanciato un avviso ai naviganti molto esplicito: se deciderete comunque di incrociare le braccia, sappiate che le istituzioni non si ritengono responsabili del disagio patito, essendo l'ostacolo di natura puramente tecnica e non politica o gestionale.
L'impegno a oltranza per trovare una soluzione normativa è stato comunque solennemente confermato. Vedremo a breve se questo richiamo alla ragionevolezza e alla pazienza basterà a raffreddare gli animi, o se i nodi inestricabili della burocrazia finiranno, come quasi sempre accade in Italia, per presentare il loro conto salato direttamente ai cittadini in coda agli sportelli.