I creditori della droga cadono nella trappola delle banconote segnate: coppia in manette per estorsione e una bomba in camera da letto

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I Carabinieri di Macomer arrestano un uomo di 49 anni e una donna di 47. Pretendevano denaro per un debito legato agli stupefacenti, incastrati dallo scambio sorvegliato.

La morsa del ricatto per un vecchio debito di droga si è chiusa con le manette attorno ai polsi di un uomo di 49 anni e di una donna di 47. I due sono finiti in carcere nelle scorse ore a Macomer, in provincia di Nuoro, con la pesante duplice accusa di estorsione e detenzione di materiale esplodente. L'indagine è scattata quando la vittima, esasperata dalle continue minacce e dalle pressanti richieste di denaro legate a una partita di stupefacenti non pagata, ha deciso di varcare la soglia della caserma. I Carabinieri della stazione locale hanno così architettato la classica trappola della "mazzetta civetta", ovvero una somma di denaro le cui banconote vengono preventivamente fotocopiate e registrate dai militari prima di essere consegnate ai ricattatori, in modo da costituire una prova inconfutabile dell'avvenuto pagamento illecito.

Fissato l'appuntamento per la consegna dei contanti, gli investigatori hanno predisposto un servizio di appostamento nel luogo concordato per lo scambio. All'incontro si è presentata la coppia, che ha preteso e incassato dalla vittima la somma di duecentosessanta euro. A osservare ogni istante della scena, nascosti a breve distanza, c'erano i militari della Stazione cittadina affiancati dai colleghi dell'Aliquota Operativa, il nucleo in borghese incaricato delle indagini sul campo. Una volta documentato il passaggio di mano dei soldi, i Carabinieri hanno atteso che la vittima si allontanasse in sicurezza per poi entrare in azione e sbarrare la strada agli estorsori. La successiva perquisizione personale ha confermato l'impianto accusatorio: addosso ai due indagati, nascoste e mischiate ad altro contante, sono spuntate proprio le banconote contrassegnate, i cui numeri di serie corrispondevano esattamente a quelli annotati in precedenza nei registri dell'Arma.

Le operazioni di polizia si sono poi estese all'abitazione della coppia. Nel corso dell'ispezione domiciliare, frugando nella camera da letto, i militari hanno rinvenuto un ordigno esplosivo di fabbricazione artigianale, del peso di circa centocinquanta grammi e già equipaggiato con una miccia per l'innesco. Di fronte alla flagranza del reato, l'essere stati colti nel momento stesso in cui commettevano l'illecito, per l'uomo e la donna si sono aperte le porte del carcere. Il procedimento penale a loro carico si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, il segmento iniziale dell'iter giudiziario in cui si raccolgono gli elementi di prova, e la loro effettiva responsabilità penale dovrà essere vagliata e confermata soltanto nel corso del futuro processo.