I pronto soccorso non reggono il peso del disagio mentale: l'Ordine degli psicologi boccia la politica dei bonus e invoca i presìdi di base

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Il rapporto del Ministero della Salute certifica oltre ottocentomila pazienti presi in carico in fase acuta. La presidente Gulino lancia l'allarme sull'impennata di psicofarmaci e chiede professionisti strutturati accanto ai medici di famiglia.

Il sistema sanitario cede sotto il peso di un disagio diventato strutturale. I dati contenuti nell'ultimo rapporto stilato dal Ministero della Salute tracciano i confini di un'emergenza in continua espansione, certificando oltre ottocentoquarantamila cittadini presi in carico dalle strutture pubbliche. La lente d'ingrandimento sui numeri rivela un apparato che si limita a intercettare i pazienti soltanto quando la crisi psicologica esplode, riversando una pressione insostenibile sugli accessi d'urgenza e, in particolar modo, nei pronto soccorso. A tracciare il bilancio è Maria Antonietta Gulino, al vertice del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, l'ente istituzionale che riunisce e tutela i professionisti del settore. «Il Rapporto del Ministero della Salute sulla salute mentale restituisce l’immagine di un sistema attraversato da una pressione crescente e da bisogni in profonda evoluzione», afferma la presidente, precisando che il quadro non può essere letto solo in termini prettamente clinici. «Gli oltre 840mila cittadini assistiti e l’aumento delle prestazioni indicano che il disagio psicologico è oggi una dimensione diffusa e strutturale. Allo stesso tempo, il sistema continua a intercettarlo quando si manifesta in forma già acuta, con un aumento della pressione sui servizi e sugli accessi in emergenza, in particolare nei pronto soccorso. È su questo scarto tra bisogno e capacità di risposta che si misura oggi la tenuta del Servizio sanitario nazionale».

La rotta teorica per invertire la tendenza è tracciata nel Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030, il documento governativo di programmazione che fissa gli obiettivi per il prossimo quinquennio. Il testo indica nella psicologia di assistenza primaria, ovvero l'inserimento della figura dello psicologo come presidio stabile direttamente affiancato ai medici di base e ai pediatri, la leva strategica per diagnosticare precocemente il malessere. «Questa impostazione va ora resa pienamente operativa, attraverso una cornice normativa stabile e un’attuazione omogenea su tutto il territorio nazionale, rafforzando la presenza degli psicologi nelle cure primarie e nei contesti educativi», prosegue Gulino. L'obiettivo dichiarato dai vertici della categoria è spostare il baricentro dalla cura d'emergenza alle indagini preventive. «La priorità è chiara: investire sulla prevenzione psicologica, riportando il sistema a intercettare il disagio prima che evolva in forme più complesse e costose da trattare».

Sul piano pratico, la mappa della penisola restituisce un panorama frammentato. Il servizio di supporto psicologico di base risulta oggi attivo o in fase di programmazione soltanto in quattordici Regioni, un dato che per l'Ordine certifica la sostenibilità del modello ma ne evidenzia la perdurante assenza di uniformità statale. In questo vuoto strutturale, le misure tampone adottate dalla politica hanno mostrato la corda. Strumenti nati sull'onda della contingenza, come il cosiddetto bonus psicologo, il sussidio economico una tantum erogato dallo Stato per rimborsare parzialmente le sedute private, vengono giudicati inefficaci nel lungo periodo. Le sovvenzioni raggiungono una porzione irrisoria della popolazione e non possono sostituirsi a una rete pubblica, continuativa e vicina al cittadino. Il rovescio della medaglia di questa assenza di cure pubbliche è tutto in un dato farmaceutico: la presidente segnala una crescita esponenziale della spesa per gli antidepressivi, inquadrandola come l'indicatore indiretto di un bisogno sociale che, in mancanza di terapie adeguate, cerca rifugio nella chimica.

L'appello rivolto alle istituzioni chiude il cerchio chiedendo di abbandonare la logica dei sussidi a favore di un reclutamento stabile che alleggerisca i reparti psichiatrici. «Dobbiamo passare da una risposta frammentata a un sistema strutturato, capace di garantire accesso diffuso e tempestivo alle prestazioni psicologiche e di ridurre la pressione sui servizi specialistici», tira le somme la rappresentante nazionale dell'Ordine. «Dare piena attuazione al modello già delineato dal Piano, rendendo strutturale la psicologia di assistenza primaria nel Servizio sanitario nazionale e assicurando una presenza stabile nei territori e nelle scuole, è una scelta non più rinviabile. Continuare a intervenire solo nella fase acuta significa accettare costi sempre più alti per le persone e per il sistema».