Cagliari, 17 aprile 2026 – Una nuova tegola si abbatte sul mondo delle campagne sarde, già provato da una congiuntura economica internazionale tutt'altro che favorevole. Al centro della tempesta c’è la decisione dell’Enas — l’Ente Acque della Sardegna, ovvero l'organismo che gestisce le grandi infrastrutture idriche dell'isola — di aumentare del 25% il costo dell’acqua grezza. Per "acqua grezza" si intende quella risorsa non ancora potabilizzata, che viene prelevata direttamente dai bacini e inviata ai campi per l'irrigazione, rappresentando la linfa vitale per ogni coltivazione.
La decisione è stata presa nelle scorse settimane dal Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino, l’ente che pianifica e coordina l’uso delle risorse idriche sul territorio. A presiedere l'incontro è stata la presidente della Regione, Alessandra Todde, affiancata dall’assessore dell’Agricoltura Francesco Agus. Questo rincaro, che diventerà operativo a partire dal 2026, ha scatenato l'immediata reazione di Confagricoltura Sardegna, l'organizzazione che tutela gli interessi delle imprese agricole.
Secondo il presidente dell'associazione, Stefano Taras, ci troviamo di fronte a un provvedimento che rischia di mettere in ginocchio migliaia di attività produttive. «La decisione di Enas di aumentare del 25% il costo dell’acqua grezza per gli agricoltori è stata deliberata nelle ultime settimane dal Comitato istituzionale dell’Autorità di Bacino, presieduto dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, e alla presenza dell’assessore dell’Agricoltura, Francesco Agus. Si tratta di una scelta sbagliata che graverà sulle imprese agricole, a partire dal 2026, e andrà a incidere sui bilanci di migliaia di aziende costrette a modificare i propri piani produttivi o, in casi estremi, ad azzerarli», ha dichiarato con fermezza Taras.
L'allarme lanciato dal sindacato degli agricoltori non riguarda solo la cifra in sé, ma il momento storico in cui arriva. Il settore primario sta già affrontando costi alle stelle per le materie prime, come le sementi e i fertilizzanti, oltre ai rincari continui di carburanti ed energia necessari per far funzionare i macchinari. In questo scenario, un aumento del costo dell'acqua viene visto come un peso insostenibile che potrebbe spingere molti imprenditori a ridurre le superfici coltivate o ad abbandonare del tutto i campi.
La richiesta di Confagricoltura alla politica regionale è dunque quella di un passo indietro immediato per evitare che a pagare il prezzo del risanamento dei conti delle società pubbliche siano, ancora una volta, i produttori. Taras ha concluso il suo intervento con un appello diretto ai vertici della Regione: «Ci appelliamo quindi alla presidente Todde e all’assessore Agus, affinché sia rivisto questo aggiornamento al rialzo dei prezzi. In un momento di forte frizione internazionale, che già sta incidendo in modo incontrollato sull’approvvigionamento delle materie prime (fertilizzanti e sementi) e su carburanti ed energia, è inaccettabile che la Regione avvalli politiche economiche depressive verso i suoi agricoltori, solo per far quadrare i conti di società a controllo pubblico. Azioni di governo simili fanno la differenza, nei fatti, sul voler sostenere o meno il mondo agricolo isolano. Ecco perché ci attendiamo un ravvedimento da parte della politica, affinché il settore primario non debba affrontare anche questa ennesima e grave mancanza di attenzione».