C'è un destino cinico e baro che sembra accanirsi, con ciclica e inesorabile puntualità, sulle campagne della nostra Isola. Appena archiviata l'emergenza di una pestilenza, ecco che all'orizzonte se ne profila un'altra, pronta a togliere il sonno a chi di terra e bestiame ci vive. Questa volta il nemico non grugnisce e non bela, ma muggisce. E porta un nome medico di Dermatite Nodulare Bovina, conosciuta dagli addetti ai lavori con l'acronimo inglese LSD (Lumpy Skin Disease). Un'infezione virale che colpisce i bovini provocando noduli cutanei, febbre e pesantissimi danni economici per le aziende.
Il nuovo fronte si è aperto nel Sarrabus. Ieri, l’Assessorato regionale dell’Igiene e Sanità ha diramato un comunicato che non lascia spazio a interpretazioni: un caso positivo è stato ufficialmente rilevato nel territorio di Muravera. Non è il momento del panico, si affrettano a rassicurare dai palazzi cagliaritani, ma è certamente il momento della prassi. E la prassi, quando si parla di epidemie animali, ha la freddezza chirurgica e spietata dei protocolli sanitari.
La macchina dell'emergenza si è messa in moto con una rapidità che denota un doloroso allenamento a questo genere di crisi, muovendosi nel solco di una delibera di Giunta (la numero 39/78) preparata già nel luglio del 2025, segno che la minaccia era attesa e monitorata. La Regione ha immediatamente allertato il Ministero della Salute e ha convocato d'urgenza un tavolo tecnico. La lista dei soggetti coinvolti rende l'idea della gravità potenziale: oltre ai vertici della Sanità e ai veterinari dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale “G. Pegreffi”, siederanno al tavolo anche gli Assessorati ai Trasporti, all'Ambiente e all'Agricoltura. Il motivo di questo spiegamento di forze è semplice da spiegare al lettore: quando un virus minaccia le stalle, la priorità assoluta non è solo la cura clinica, ma il blocco immediato della movimentazione di animali e mezzi commerciali, prima che la singola scintilla diventi un incendio incontrollabile per l'intero comparto zootecnico.
Ma cosa comporta, all'atto pratico, questa diagnosi per il territorio colpito? Per il focolaio rilevato, la legge della profilassi non ammette deroghe o sentimentalismi: è stato immediatamente disposto l'abbattimento. Attorno a quel punto esatto è stata poi tracciata, con il compasso della burocrazia sanitaria, una "zona di protezione". Si tratta di un recinto invisibile all'interno del quale, per almeno quindici giorni, vigeranno rigide misure restrittive sugli spostamenti. Nel frattempo, le squadre veterinarie stanno passando al setaccio gli allevamenti limitrofi, stalla per stalla, per circoscrivere l'area e capire se il contagio abbia già oltrepassato i confini della prima azienda.
“La situazione è sotto controllo”, ribadisce la Regione nel suo addendum serale, garantendo il massimo impegno per tutelare la salute animale e l'economia del settore. Per ora, ci si deve necessariamente fidare dell'efficienza dei bollettini e delle reti di contenimento ufficiali. A noi non resta che registrare i fatti, lasciando sullo sfondo l'ansia silenziosa degli allevatori sardi: gente ruvida, abituata a scrutare il cielo in cerca di pioggia, e che ora si ritrova costretta a ispezionare il mantello delle proprie vacche, pregando che il virus si fermi laggiù, a Muravera.