“Mantènnere”: il canto che custodisce l’anima di una comunità. Il nuovo docu-film di Diego Pani racconta la trasmissione del sacro a Santu Lussurgiu e arriva in anteprima all’Università di Sassari.

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  Esiste un momento, a Santu Lussurgiu, in cui il tempo sembra rallentare e trasportare cose e persone in un luogo differente dalla quotidianità. È la Settimana Santa, quando le voci dei cantori risuonano nelle vie del paese e il canto si fa ritualità cattolica e antropologica, memoria storica, identità culturale. È da questo spazio sospeso che nasce Mantènnere – Custodire il Suono del Sacro, il nuovo documentario di Diego Pani (2025), un’opera che indaga la forza di una tradizione antica e la delicatezza del passaggio generazionale. Il titolo, Mantènnere, in sardo significa “mantenere”, “conservare”. Ed è proprio questo il cuore del film: la volontà di custodire una pratica musicale che non è solo arte, ma parte viva del tessuto sociale lussurgese. Pani concentra lo sguardo sulla Confraternita del Rosario, storica custode del canto a più voci che accompagna i riti della Settimana Santa dagli anni Settanta.

  Da una parte ci sono i cantori del Cuncordu ’e su Rosàriu, figure che hanno segnato decenni di liturgie e processioni; dall’altra un gruppo di giovani confratelli che ha raccolto il testimone e sta assumendo, passo dopo passo, il ruolo di nuovi cantori rituali. Il documentario segue entrambe le generazioni, osservando come ciascuna viva il rapporto con il sacro, con la comunità e con la responsabilità di mantenere viva una tradizione che non può essere improvvisata, ma solo appresa attraverso l’ascolto, la presenza e la partecipazione. La Settimana Santa diventa il punto focale del racconto: non solo un evento religioso, ma un momento in cui l’intera comunità si riconosce e si ritrova. Il film mostra come il canto non sia un semplice accompagnamento, ma un linguaggio che dà forma al rito, lo sostiene e lo amplifica. Le voci si intrecciano, si cercano, si sostengono: un gesto unitario e d’insieme che racconta più di quanto le parole possano fare. Attraverso la sua prospettiva personale, Pani è originario proprio di Santu Lussurgiu, il regista esplora anche il rapporto tra tradizione e ricerca, interrogandosi su come la presenza degli studiosi e dei documentaristi influenzi, nel bene e nel male, la percezione e la conservazione del rito. Uno dei temi più forti del documentario è il delicato equilibrio tra conservazione e trasformazione. La nuova generazione di cantori non imita semplicemente i maestri: li ascolta, li osserva, interiorizza il loro modo di vivere il canto. Ma porta inevitabilmente con sé un mondo diverso, un modo nuovo di stare nella comunità e nel rito. Il film racconta questo processo senza giudizio, con uno sguardo rispettoso e partecipe, mostrando come la tradizione non sia mai immobile, ma viva, in continua evoluzione.

  La presentazione ufficiale a Sassari. L’appuntamento è fissato per lunedì 20 aprile alle 17:30, presso l’Aula Magna del DISSUF – Università di Sassari, in via Zanfarino 62. La proiezione è organizzata dal Laboratorio Fiorenzo Serra della Società Umanitaria, da anni impegnato nella tutela e valorizzazione del patrimonio audiovisivo e delle tradizioni musicali della Sardegna. Proiezione e dibattito Correlati alla visione del film, saranno gli interventi dedicato al significato profondo del canto a cuncordu, una delle espressioni più alte e identitarie della comunità lussurgese.

Interverranno:
• Diego Pani – regista
• Bruno Lombardi – studioso di canto tradizionale
• Simone Sassu – presidente Archivi Sassu

  Il confronto offrirà l’occasione per approfondire il legame tra musica, rito e comunità, e per discutere il ruolo della documentazione etnografica nella trasmissione delle tradizioni.