Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e, a quanto pare, instancabili discaricari. Nel Sarrabus il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale (CFVA) — la polizia specializzata della Regione che vigila sul nostro patrimonio naturale — ha appena terminato un giro di vite che restituisce un’istantanea deprimente della nostra "civiltà". Il bilancio è un bollettino di guerra: 7 denunciati, 5.000 metri quadrati di terra sequestrati e 13.000 euro di sanzioni.
La cleptomania postale sulla SS 125
Il caso più singolare, che mescola il degrado ambientale alla meschinità del furto, arriva da Villaputzu. Qui, la Stazione Forestale ha iniziato a seguire una scia di pacchi postali aperti e abbandonati lungo la Statale 125. Non era un maniaco della differenziata, ma un addetto al trasporto postale con le dita troppo lunghe.
L'uomo è stato colto in flagranza di reato — dal latino flagrare, bruciare, ovvero sorpreso mentre il reato "arde" ancora sotto i suoi occhi — mentre violava i sigilli del furgone durante il tragitto tra Elmas e Tortolì per impossessarsi degli acquisti online altrui. Una volta preso il contenuto, gettava gli imballaggi come fossero semplici rifiuti. Il termine, è bene ricordarlo, deriva dal latino refutare, "respingere": qui l'indagato ha respinto non solo l'involucro, ma il senso del dovere. Ora è accusato di abbandono di rifiuti e violazione di sigilli, mentre la magistratura scava nei suoi armadi per ritrovare la refurtiva.
Il catrame nel fiume e l'olio nei pascoli
A San Nicolò Gerrei, in località Su Niu de S’Achili, l’idillio bucolico di un’azienda zootecnica nascondeva fusti di oli esausti e carcasse di auto. Duecento metri quadri di veleni in un'area di pregio. Poco più in là, nel letto del fiume Flumendosa, la situazione si fa, se possibile, ancora più viscida. Il GIP — ovvero il Giudice per le Indagini Preliminari, il magistrato che vigila sulla fase iniziale delle inchieste per garantire che i diritti non diventino carta straccia — ha confermato il sequestro di un'area dove una ditta impegnata nel restauro di un ponte preferiva interrare le guaine catramate piuttosto che smaltirle secondo legge.
Si tratta di rifiuti speciali, categoria che il Testo Unico Ambientale (il decreto legislativo 152/2006 che raccoglie come un codice civile la disciplina sull'ambiente) distingue da quelli urbani per la loro pericolosità e per l'obbligo di un trattamento che non preveda il seppellimento clandestino sotto un pilone. Tre i responsabili di cantiere finiti nel registro degli indagati.
L'arte dell'abbandono
A chiudere il cerchio ci pensano due artigiani, pizzicati a seminare scarti tra Sa Praia e San Priamo. Per loro niente manette, ma una "carezza" da 6.500 euro ciascuno sotto forma di sanzione amministrativa e l'ordine perentorio di ripulire tutto.
In questo scenario, dove l'istituzione (il Corpo Forestale) insegue il cittadino che sporca il proprio giardino, resta un dubbio di fondo. In attesa che i processi accertino le responsabilità dei 7 indagati — per i quali vale, fino a prova contraria, la presunzione di innocenza — ci si chiede: l'abbandono sistematico di rifiuti è davvero solo una mancanza di discariche o è la spia di un’inciviltà radicata che preferisce avvelenare un fiume piuttosto che pagare il costo di un corretto smaltimento?