Ballo in maschera o ballo sulle ceneri: a Sassari le regole antincendio diventano "asset"

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In Svizzera è ancora vivo il ricordo della strage di Capodanno a Crans-Montana. A Sassari si prova a leggere il futuro tra le carte bollate e le uscite di sicurezza. La sala convegni dell’ERSU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) in via Coppino ha ospitato mercoledì scorso un seminario. Confindustria Centro Nord Sardegna (l'associazione che rappresenta gli industriali del territorio) e la Consulta provinciale per la Sicurezza antincendi si sono messi al tavolo per spiegare una verità che molti, troppi, fingono di non vedere: la sicurezza non è un fastidio burocratico, ma l’unica assicurazione sulla vita per chi l'azienda la vuole tenere aperta.

L'architettura del rigore Il sistema italiano, va detto per onestà di cronaca, non scherza più. Il nuovo Codice di Protezione Civile — la struttura che coordina gli interventi in caso di calamità — insieme al D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) del 15 novembre 2011 e al D.M. (Decreto Ministeriale) del 3 agosto 2015, ha alzato l'asticella delle prescrizioni antincendio a livelli quasi maniacali. Il punto di caduta è la "vulnerabilità". Il termine deriva dal latino vulnus, ferita: identificare le vulnerabilità significa capire dove l'evento di spettacolo può essere ferito a morte. Il professionista del settore deve oggi muoversi con un "approccio flessibile". Non si tratta di interpretare la legge a piacimento, ma di cucire la sicurezza addosso all'evento concreto, analizzando il contesto per ridurre il rischio al minimo sindacale.

La voce delle istituzioni Ad aprire i lavori è stata la prefetta di Sassari Grazia La Fauci, che ha ricordato il Protocollo d’Intesa siglato nel 2025 tra Prefettura (l'ufficio che rappresenta lo Stato nella provincia), sindacati e associazioni datoriali. Ma è il questore Filiberto Mastrapasqua, l'autorità tecnica di pubblica sicurezza, a colpire nel segno con una frase asciutta: «La criticità più grande rimane in ogni caso la gestione del pericolo».

La gestione, appunto. Perché la carta canta, ma è l'uomo che deve saper leggere lo spartito dell'emergenza. Nicola Micele, direttore regionale dei VVF (Vigili del Fuoco), ha insistito sulla valutazione del rischio, mentre il presidente di Confindustria Centro Nord Sardegna, Achille Carlini, ha spostato la questione sul piano dell'economia reale: «Per la Confindustria la sicurezza è un asset strategico, proteggere l’impresa significa proteggere il futuro delle aziende – ha sottolineato Achille Carlini –. Abbiamo così analizzato gli strumenti per implementare un sistema di gestione della sicurezza antincendio che sia integrato nella gestione complessiva dell’attività e di come coinvolgere tutti gli attori con specifiche competenze, dalle autorità ai gestori delle aziende fino al pubblico».

La "prevenzione" come modello culturale Il concetto di prevenzione (dal latino praevenire, ovvero arrivare prima) è stato il filo rosso dell'intervento di Roberto Cesaraccio, presidente della Piccola Industria di Confindustria Sardegna. Per lui, il divertimento sicuro passa inevitabilmente per la sicurezza nel lavoro. Al termine dell'incontro, Cesaraccio ha chiosato: «Le criticità che devono essere affrontate riguardano principalmente la cultura della sicurezza nella prevenzione degli incendi, ma anche della sicurezza nel lavoro e nell’attività di impresa, che porta alla sicurezza nel divertimento. Questo è stato uno dei temi principali del seminario che ha cercato di fare incontrare dei mondi che spesso rischiano di non parlarsi, ovvero Vigili del fuoco, professionisti antincendio, imprese e assicurazioni. Confindustria ritiene importante la collaborazione tra tutti i protagonisti. Occorre fare capire che si tratta di realtà che devono sempre collaborare».

Dalle relazioni tecniche del comandante provinciale VVF Emanuele Gissi e del responsabile prevenzione Antonio Saba, emerge un quadro di responsabilità gravose per l'impresa: piani di evacuazione che non possono essere fotocopie e responsabilità civili che Giuseppe Grassi, presidente della Sezione Assicuratori, ha tradotto nel linguaggio crudo dei premi e delle coperture.

La questione rimane sospesa tra il profitto di chi organizza e il diritto di chi partecipa a tornare a casa intero. Basterà un seminario a Sassari per convincere chi organizza grandi eventi che un estintore in più vale più di mille post su Instagram, o dovremo aspettare un’altra Crans-Montana per ricordarci che la prevenzione non è un costo, ma un investimento sulla civiltà?