Il grido sospeso di Sarajevo: a Palazzo Ducale la memoria dell'ex Jugoslavia

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Sassari si prepara a riaprire una ferita della storia europea recente per trasformarla in uno strumento di consapevolezza. Sabato 11 aprile, alle ore 10:00, la Sala Duce di Palazzo Ducale — sede storica dell'amministrazione comunale e simbolo dell'identità civica della città — ospiterà l'inaugurazione della mostra “Gridavamo: Mai più”. L'esposizione, che resterà aperta fino al 20 aprile, si inserisce nella cornice del Cantiere Poetico di Ottobre in Poesia, un progetto che si configura come un laboratorio permanente di produzione culturale e impegno civile.

L'architettura del ricordo: archivi e testimonianze Il percorso espositivo trae linfa dai materiali dell'associazione "Carlo Valle", un ente nato per onorare la memoria dell'omonimo attivista e impegnato nella conservazione della documentazione storica legata ai conflitti balcanici. Per comprendere il valore di questa operazione, occorre guardare alla parola archivio. Essa deriva dal greco archeion, che indicava la residenza dei magistrati e il luogo dove si custodivano i documenti pubblici. L'archivio è dunque il luogo dell'inizio e del potere della verità.

I documenti, le immagini e i ricordi esposti sono stati raccolti e salvati dai bombardamenti da Antonella Iaschi, poetessa e componente del direttivo di Ottobre in Poesia. Questa raccolta è un corpo organico di prove che documentano l'assedio di Sarajevo e il conflitto che ha sconvolto la Penisola Balcanica tra il 1992 e il 1995. I dati statistici riportati dall'allestimento restituiscono la dimensione fisica della tragedia: 11.000 vittime, 61.000 feriti e 3.000 mutilati.

L'imperativo della memoria e la resistenza culturale L'esposizione recupera il filo di un discorso iniziato lo scorso ottobre presso la Pinacoteca nazionale di Sassari — l'istituzione statale deputata alla tutela e alla fruizione del patrimonio artistico del territorio — in occasione dell'incontro con Sinan Gudževic, scrittore e poeta serbo. In quel contesto, l'allestimento ha messo in luce il ruolo del Sarajevo Winter Festival, la manifestazione culturale che divenne il simbolo della resistenza civile durante gli anni più bui dell'assedio.

Sulla necessità di questa operazione si è espresso Leonardo Onida, ideatore e direttore artistico della manifestazione. Le sue parole, pronunciate per inquadrare il senso profondo del progetto, non ammettono riassunti: «Questa mostra nasce dall’urgenza di non dimenticare. “Gridavamo: Mai più” non è solo un titolo, ma un monito che oggi risuona ancora più forte. La memoria non è esercizio del passato, è responsabilità del presente: solo conoscendo ciò che è stato possiamo riconoscere i segnali e opporci alla violenza e alla guerra».

Etica del presente e domande aperte Recuperando la radice latina del termine memoria, che risale alla radice indoeuropea mer- (aver cura, preoccuparsi, ricordare), appare chiaro come il ricordare non debba essere un atto passivo, ma una forma di cura verso il presente. La mostra offre riproduzioni di locandine, opere d'arte e articoli di giornale, cercando di ricomporre la complessità di una guerra che molti consideravano impossibile nel cuore dell'Europa del ventesimo secolo.

Davanti alle immagini di una Sarajevo che cercava di restare umana attraverso l'arte mentre subiva la distruzione, emerge un interrogativo che tocca direttamente la nostra attualità: se la storia tende a ripetersi attraverso cicli di violenza, la memoria collettiva è davvero uno scudo capace di prevenire nuovi drammi, o rischia di diventare un semplice archivio di occasioni perdute?

La mostra sarà visitabile a Palazzo Ducale la mattina, dal lunedì al sabato (10:00 - 13:00), e il pomeriggio dal lunedì al venerdì (16:00 - 19:00).

 

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