L’architettura dei fondi europei per lo sviluppo rurale: a Ploaghe l'analisi tecnica dei bandi SRD01 e SRD03

Attività agricola

La programmazione economica europea richiede un costante sforzo di traduzione tecnica per poter ricadere concretamente sui territori. Venerdì 10 aprile, alle ore 10:30, l’ex Convento dei Cappuccini di Ploaghe diventerà il centro di questo processo di decodifica istituzionale, ospitando un incontro dedicato al Complemento Regionale per lo Sviluppo Rurale della Sardegna. Si tratta del documento strategico con cui la Regione declina a livello locale la PAC, ovvero la Politica Agricola Comune, l'impianto normativo e finanziario attraverso il quale l'Unione Europea sostiene e indirizza il settore primario degli Stati membri per il quinquennio 2023-2027.

Il vertice si concentrerà sull'analisi di due specifici strumenti di finanziamento, tecnicamente definiti interventi SRD01 e SRD03, concepiti per strutturare il tessuto agricolo isolano di fronte alle sfide dei mercati e allo spopolamento delle aree interne.

L'intervento SRD01: l'etimologia della competitività e l'architettura d'impresa Il primo bando analizzato (SRD01) dispone di una dotazione finanziaria di 75 milioni di euro ed è orientato al potenziamento degli investimenti produttivi. L'obiettivo dichiarato è l'accrescimento della competitività, un termine la cui radice latina, cum petere (dirigersi insieme verso uno stesso punto, convergere), chiarisce come la capacità di stare sul mercato non si traduca in una semplice contrapposizione tra aziende, ma nella ricerca di un posizionamento efficace nel sistema economico, migliorando parallelamente le performance climatico-ambientali.

L'architettura del bando definisce un perimetro rigoroso per i destinatari. Sono ammessi gli imprenditori agricoli così come inquadrati dall'articolo 2135 del Codice civile (che definisce chi esercita la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l'allevamento di animali e le attività connesse), escludendo tuttavia chi si occupa esclusivamente di selvicoltura e acquacoltura. La tracciabilità amministrativa è vincolante: è richiesta l'iscrizione al Registro delle Imprese della CCIAA (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, l'ente pubblico che tiene l'anagrafe ufficiale delle attività economiche) e il possesso di una Partita IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) con codice prevalente "Ateco 01", la sigla che classifica statisticamente le Attività Economiche di natura agricola. L'entità del sostegno riflette la natura strutturale della misura: a fronte di un volume d'investimento minimo di 15.000 euro, il contributo massimo può raggiungere 1 milione di euro, innalzato a 3 milioni di euro per le società cooperative.

L'intervento SRD03: la diversificazione come argine demografico Il secondo strumento (SRD03) muta il proprio raggio d'azione, puntando sulla diversificazione. La parola nasce dall'unione di diversus (volto altrove) e facere (fare): l'istituzione finanzia la capacità dell'azienda agricola di generare reddito attraverso percorsi paralleli e non strettamente legati alla coltivazione primaria, come ad esempio le attività agrituristiche o didattiche. Il fine ultimo trascende il mero bilancio aziendale per farsi obiettivo demografico: aumentare il reddito delle famiglie per preservare l'attrattività dei territori e arginarne l'abbandono.

A questi 9 milioni di euro di dotazione complessiva possono accedere gli imprenditori agricoli e i loro coadiuvanti familiari. Il termine deriva da cum adiuvare (prestare aiuto insieme) e identifica giuridicamente i familiari che collaborano in modo stabile all'interno dell'impresa. In questo caso, il sostegno copre il 50% della spesa ammessa (fino a un tetto di 200.000 euro), con la possibilità di una revisione al 60% subordinata all'esito positivo di un procedimento formale attualmente al vaglio del MASAF (Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) e della Commissione UE (Unione Europea).

Il sistema degli attori: chi orienta lo sviluppo rurale La comprensione di questi meccanismi richiede l'intervento di soggetti che operano in diversi livelli dell'amministrazione pubblica e dello sviluppo territoriale. L'incontro di Ploaghe, che si aprirà con i saluti del sindaco Carlo Sotgiu quale massima autorità sanitaria e amministrativa locale, vedrà la partecipazione dei vertici del Distretto Rurale (con il presidente Gian Mario Ninniri e il direttore Simone Campus), un organismo che aggrega soggetti pubblici e privati per definire politiche di sviluppo su un'area omogenea.

Il quadro istituzionale sarà completato da Antonio Sau, presidente del GAL Anglona Coros (Gruppo di Azione Locale, il partenariato misto che elabora e attua le strategie dal basso per lo sviluppo rurale), da Giovanni Ligios (consulente dell'Assessorato regionale all'Agricoltura, l'organo esecutivo regionale di settore) e dai tecnici Antonello Brunu e Tommaso Betza in rappresentanza di Laore, l'Agenzia strumentale della Regione Sardegna che ha il mandato istituzionale di fornire consulenza, educazione e assistenza tecnica gratuita alle imprese agricole. Acronimo di: Agenzia regionale per l'attuazione dei programmi in campo agricolo e per lo sviluppo rurale in Sardegna 

Analizzando lo sforzo finanziario delineato da questi bandi e il complesso apparato istituzionale mobilitato per la loro attuazione, si profila un interrogativo dirimente sulle dinamiche del settore primario: i massicci interventi di iniezione di capitale previsti dalla programmazione europea sono sufficienti, da soli, a invertire la curva dello spopolamento delle aree interne, oppure necessitano di un parallelo adeguamento delle infrastrutture viarie, sanitarie e scolastiche per rendere le zone rurali effettivamente abitabili?