L’umano e la macchina: al Policlinico di Cagliari il bisturi è guidato dal robot. La nuova frontiera della chirurgia

-

C'è una soglia sottile, nella storia della medicina, in cui la mano del chirurgo cessa di toccare direttamente il corpo del paziente per affidarsi alla mediazione di una macchina. Non si tratta di un'abdicazione, ma di un potenziamento. Questa soglia è stata varcata in queste ore nelle sale operatorie del Policlinico Duilio Casula di Cagliari, dove sono stati portati a termine i primi due interventi chirurgici avvalendosi del sistema robotico "Da Vinci Xi".

Per comprendere la portata di questo evento, che segna un mutamento profondo nell'architettura sanitaria dell'Isola, occorre spogliare la notizia dal sensazionalismo e analizzarne i dettagli tecnici, istituzionali e, non da ultimo, umani.

Cosa significa operare con un robot (e cosa è stato fatto) Il termine "robot" evoca spesso, nell'immaginario collettivo, un'entità autonoma in grado di agire al posto dell'uomo. È un equivoco che va immediatamente disinnescato. Il sistema Da Vinci Xi non è un automa pensante, ma un telemanipolatore estremamente sofisticato. Il chirurgo non sta al tavolo operatorio, ma siede a una console poco distante: guardando attraverso un visore tridimensionale ad altissima definizione, muove dei comandi che la macchina traduce, in tempo reale e senza il minimo tremore fisiologico, in movimenti millimetrici dei bracci meccanici all'interno del corpo del paziente.

I primi due casi trattati a Cagliari sono stati interventi di colecistectomia. L'etimologia greca ci viene in soccorso per sciogliere il termine clinico: composto da chol? (bile), kýstis (vescica) ed ektom? (asportazione), indica la rimozione chirurgica della cistifellea. Un intervento un tempo gravato da larghe incisioni, poi mitigato dall'avvento della laparoscopia (l'osservazione e l'operazione dell'addome, dal greco lapára, tramite piccole sonde), e che oggi compie un ulteriore salto evolutivo verso l'assoluta mini-invasività.

L'investimento strutturale: la visione dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria L'adozione di una simile tecnologia è una ridefinizione sistemica. Il Policlinico Duilio Casula fa parte dell'AOU (Azienda Ospedaliero-Universitaria) di Cagliari. Un'AOU è un ente ibrido e cruciale nel sistema pubblico: ha il doppio mandato di curare i malati (missione ospedaliera) e di formare i futuri medici (missione universitaria).

È in questa duplice veste che vanno lette le dichiarazioni di Vincenzo Serra, direttore generale dell'Azienda, il quale inquadra l'evento non solo sotto il profilo clinico, ma come tassello di una programmazione amministrativa a lungo termine. «È una tecnologia importantissima per l'Azienda e per tutti i pazienti che si rivolgono al nostro ospedale», precisa Serra, definendo il macchinario «l'eccellenza assoluta della tecnologia per operare in maniera mini-invasiva. Un’innovazione che valorizza ulteriormente il nostro polo chirurgico, già riconosciuto come uno dei fiori all’occhiello dell’azienda, con oltre 10mila interventi all’anno».

Il direttore generale disvela poi i contorni fisici ed economici di questo percorso di modernizzazione, annunciando una trasformazione strutturale del plesso: l'introduzione della robotica «rappresenta un investimento strategico per l’Aou Cagliari e rafforza la capacità dell’Azienda di offrire percorsi di cura ad alta complessità, integrando innovazione, sicurezza e centralità del paziente. L’adozione del robot Da Vinci Xi si inserisce nel percorso di modernizzazione delle dotazioni tecnologiche dell’Aou Cagliari che prevede, grazie ad un innovativo accordo con le organizzazioni sindacali, la costruzione di due nuove sale operatorie, una dedicata esclusivamente alla robotica e l'altra alla radiologia interventistica. E questo con l’obiettivo di potenziare l’offerta assistenziale e, al contempo, valorizzare la missione universitaria del Policlinico come sede di formazione clinico-chirurgica avanzata».

I vantaggi sul corpo: la clinica e la didattica Se l'amministrazione guarda ai bilanci e alle strutture, la clinica guarda al corpo ferito. Pietro Giorgio Calò, direttore della Chirurgia Generale del Policlinico e prorettore all’assistenza dell’Università degli Studi di Cagliari, è l'uomo che governa questa transizione sul campo. La sua spiegazione traduce l'ingegneria in benefici biologici.

La tecnologia robotica, argomenta Calò, «permette al chirurgo di operare con una visione 3D ad alta definizione e una precisione millimetrica, superando i limiti della laparoscopia tradizionale. I vantaggi per il paziente sono straordinari: minori perdite ematiche, riduzione significativa del dolore post-operatorio e tempi di recupero molto più rapidi. Grazie alla superiore destrezza degli strumenti articolati, che mimano i movimenti della mano umana senza tremori, l'intervento risulta meno invasivo e più sicuro». Il prorettore non dimentica, infine, la natura accademica dell'istituzione che rappresenta, sottolineando come questo passo avanti «conferma il nostro impegno nel coniugare innovazione tecnologica e cura del paziente, proiettandoci verso standard di assistenza sempre più elevati e con importanti ricadute anche sulla didattica e sul percorso formativo di studenti e specializzandi».

Un interrogativo aperto per la sanità pubblica Il progressivo allargamento del programma robotico a branche vitali come la ginecologia e la chirurgia colon-proctologica segna un innegabile trionfo della tecnica. 

Di fronte all'avanzata di tecnologie dai costi elevatissimi, necessarie per garantire interventi meno dolorosi e più sicuri, quale sarà il punto di equilibrio per la sanità pubblica del futuro? Riusciranno i bilanci regionali e statali a garantire che questa "eccellenza assoluta" non rimanga appannaggio di pochi centri isolati, ma diventi uno standard democraticamente accessibile a chiunque varchi le porte di un ospedale?

La sfida, oggi, non è più dimostrare che la macchina possa affiancare l'uomo, ma fare in modo che lo Stato riesca a garantirne i benefici per tutti i suoi cittadini.