La grammatica della prudenza: Sassari blinda le strade per le festività tra prevenzione e responsabilità

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Il rito collettivo delle festività porta sempre con sé un esodo fisiologico, una transumanza urbana che svuota parzialmente i centri storici per riempire le direttrici costiere e i luoghi di aggregazione. Di fronte a questo prevedibile picco di mobilità, l'architettura della sicurezza pubblica deve necessariamente riorganizzarsi. A Sassari, il Comando di Polizia Locale di via Carlo Felice ha varato un piano straordinario di presidio del territorio, attivo da oggi e per l'intera settimana, incardinato su un doppio baricentro: le arterie dirette verso il mare e le piazze della movida notturna.

La sicurezza come "assenza di cura" Il termine sicurezza affonda le proprie radici nel latino sine cura, ovvero "senza preoccupazione". Affinché il cittadino possa godere di questa assenza di timore, tuttavia, è necessaria la massima cura da parte di chi amministra l'ordine e gli spazi comuni. La Polizia Locale, ente di prossimità per eccellenza e primo argine della legalità municipale, ha delineato una strategia che intende superare la mera logica repressiva per abbracciare un modello preventivo. L'intento, cristallizzato nel documento diramato dal Comando, è quello di mettere in campo «un efficace ma discreto apparato di vigilanza che favorirà la fruizione degli spazi pubblici destinati alla convivialità e al divertimento».

Una tutela che si rivolge esplicitamente alle persone più vulnerabili, a chi vive la strada non come un autodromo, ma come uno spazio di transito condiviso. A garanzia di questa rete di protezione, la centrale operativa rimarrà a disposizione ininterrottamente, 24 ore su 24, ai numeri 079/274100 e al numero verde 800615125.

Le direttrici dell'esodo: il litorale e la notte La mappa dei controlli ricalca con esattezza le consuetudini sociali del territorio. L'attenzione degli agenti sarà focalizzata sulle vie di deflusso dal centro urbano verso Platamona, l'Argentiera e Porto Ferro. Luoghi che, complice il clima mite e la tradizione delle gite fuori porta, diventano la naturale estensione della città nei giorni di festa. In questi snodi nevralgici, la presenza delle pattuglie non è concepita per rallentare, ma per garantire la fluidità del traffico e stroncare sul nascere le condotte di guida pericolose.

Ma è quando cala la sera che il livello di attenzione subisce una fisiologica impennata. Il concetto giuridico di alterazione psico-fisica (regolato e sanzionato con estrema severità dal Codice della Strada) diviene il principale nemico da disinnescare. I presidi verranno intensificati in prossimità dei luoghi di aggregazione giovanile e del divertimento notturno, per contrastare l'abuso di alcol e l'assunzione di sostanze stupefacenti. L'obiettivo delle forze dell'ordine non lascia spazio a interpretazioni: «coniugare il diritto al divertimento con il rispetto delle regole e la sicurezza».

Il Codice della Strada: un patto sociale inderogabile Il perimetro d'azione degli operatori non si esaurirà tuttavia nel controllo del tasso alcolemico. Il faro della Polizia Locale illuminerà violazioni altrettanto insidiose, spesso derubricate dall'automobilista a semplici disattenzioni, ma che la casistica indica come cause primarie di mortalità: l'uso del telefono cellulare al volante, il mancato impiego dei sistemi di ritenuta (le cinture di sicurezza) e il superamento dei limiti di velocità.

L'appello alla ragione Tuttavia, l'architettura dei controlli, per quanto capillare, non può e non deve sostituirsi al libero arbitrio e al senso civico. La nota del Comune si chiude con un forte appello alla responsabilità individuale, indirizzato in particolar modo ai conducenti più giovani.

Un monito che apre a un interrogativo profondo sulla nostra maturità collettiva. Dobbiamo chiederci: è ammissibile che il diritto costituzionale allo svago e alla mobilità debba essere costantemente sorvegliato dallo Stato per non tramutarsi in tragedia? La presenza capillare della divisa sulle nostre strade certifica il fallimento della nostra educazione civica, oppure rappresenta l'unico argine realistico in una società che fatica a comprendere che la propria libertà di movimento finisce nell'esatto momento in cui mette a rischio l'incolumità altrui?

La risposta, in questi giorni di festa, non risiede in un verbale, ma nella lucidità di chi deciderà di mettersi al volante.

 

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