Il Senato convoca i petrolieri: faccia a faccia maggioranza-FederPetroli sul rincaro carburanti

Michele Marsiglia - Presidente di FederPetroli

Il conflitto in Iran si scarica sulle pompe di benzina italiane. Il presidente Michele Marsiglia a Palazzo Madama per tracciare la mappa dei rischi delle prossime settimane.

di Pasqualino Trubia

Dalla trincea del Golfo Persico al cruscotto delle nostre automobili, il passo è spietatamente breve. La fiammata dei prezzi alla pompa di benzina ha spinto il Parlamento a chiedere risposte direttamente a chi l'energia la estrae, la raffina e la vende.

Nella mattinata di martedì 31 marzo, il Senato della Repubblica ha aperto le porte ai vertici dell'industria petrolifera nazionale per cercare di decifrare una crisi che rischia di piegare i bilanci di famiglie e imprese.

Il vertice a Palazzo Madama L'agenzia LaPresse batte la notizia delineando i contorni istituzionali dell'incontro: Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, è stato convocato a Roma per un vertice a porte chiuse con alcuni esponenti politici della maggioranza di governo.

I virgolettati del dispaccio d'agenzia restituiscono il clima di urgenza del Palazzo. Marsiglia è stato chiamato per un «attento confronto sulla situazione economica ed energetica di queste ultime settimane». Il motore dell'allarme è duplice: le incognite legate al conflitto in Iran e le immediate ricadute sui rialzi dei prezzi dei carburanti. Che cos'è FederPetroli Italia? È l'organizzazione non sindacale che rappresenta le aziende del settore petrolifero ed energetico italiano (indotto compreso). Quando un conflitto in Medio Oriente fa tremare i mercati, sono loro i primi a leggere i numeri sui barili di greggio e a prevedere quanto costerà fare il pieno nelle settimane successive. Una convocazione in Senato significa che la politica ha bisogno di dati tecnici, crudi e non filtrati, per capire se e come intervenire (ad esempio tagliando le accise).

La bussola sul futuro L'Italia, come abbiamo visto nei recenti rapporti macroeconomici, siede su una linea di faglia estremamente delicata. Essendo priva di indipendenza energetica, ogni colpo di cannone sparato vicino allo Stretto di Hormuz fa vibrare la nostra economia. Proprio per questo motivo, il tavolo senatoriale non si è limitato a fotografare l'emergenza di oggi, ma ha concentrato il focus sui «possibili scenari futuri per l'Italia e l'Europa».

La politica cerca una mappa per navigare nella tempesta; i petrolieri, dal canto loro, mettono sul tavolo i registri contabili e le dinamiche spietate dei mercati internazionali.