Appalti a Porto Torres, Confindustria difende Eni: "Le imprese sarde non sono discriminate, contano le competenze"

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Dopo le polemiche sui lavori affidati ad aziende della Penisola, gli industriali rompono il silenzio: "Il Protocollo del 2011 è rispettato. Chi vince fuori dall'Isola lo fa per competitività economica e capacità tecnica".

La tensione attorno alle ciminiere di Porto Torres si taglia col coltello. Negli ultimi giorni, la stampa locale ha raccolto i malumori di diverse aziende sarde, rimaste a bocca asciutta nell'assegnazione degli appalti all'interno del polo industriale ex petrolchimico. Oggi, Confindustria Centro Nord Sardegna scende in campo e fa scudo attorno a Eni, smentendo categoricamente l'ipotesi di un "fuggi fuggi" di capitali verso la Penisola a discapito dei lavoratori locali.

Il patto del 2011: cosa prevede Al centro dello scontro c'è l'accordo siglato ben quindici anni fa. Che cos'è il Protocollo sulla Chimica Verde? Nel 2011, Eni, Governo e Sindacati firmarono un patto storico per chiudere la vecchia industria petrolchimica (altamente inquinante e in perdita) e trasformare Porto Torres in un polo europeo delle bioplastiche. L'accordo prevedeva un vincolo morale ed economico chiaro: i lavori per smantellare i vecchi impianti e costruire i nuovi dovevano favorire la "filiera locale", salvaguardando l'occupazione degli operai sardi.

Secondo gli industriali sassaresi, questo patto non è mai stato tradito. La nota ufficiale respinge quelle che definisce ricostruzioni «parziali e non sufficientemente informate», ribadendo che la gestione delle gare d'appalto si basa da anni su «trasparenza, tutela dell’occupazione, valorizzazione delle competenze locali».

Le regole del gioco e i lotti geografici Confindustria elenca gli strumenti tecnici utilizzati da Eni per proteggere il tessuto economico del territorio.

Non si fanno maxi-bandi nazionali calati dall'alto, ma si procede con assegnazioni per lotti geografici. Significa dividere una torta gigantesca in fette più piccole, permettendo così anche alle medie imprese sarde di partecipare e vincere. A questo si aggiungono gli inviti mirati ai fornitori del territorio e l'applicazione di un sistema di "premialità": chi assume operai locali ottiene un punteggio più alto in graduatoria.

Perché vincono i "continentali"? Se le regole favoriscono i sardi, perché alcune gare milionarie finiscono in mano a ditte extra-regionali? La risposta di Confindustria è chirurgica e sposta l'attenzione dai presunti favoritismi alle logiche del libero mercato.

Quando un operatore esterno vince l'appalto, chiarisce l'associazione, avviene «solo per criteri oggettivi legati a capacità tecnica, continuità operativa e competitività economica». In sintesi: le aziende del "Continente" si aggiudicano i lavori quando dimostrano di essere più attrezzate, più solide o capaci di offrire un prezzo migliore.

L'invito finale di Confindustria è una strigliata costruttiva al tessuto imprenditoriale locale. Invece di sollevare polemiche, il territorio deve puntare al «rafforzamento della competitività complessiva della filiera locale». Solo alzando l'asticella della qualità le imprese sarde potranno non solo difendere il proprio fortino a Porto Torres, ma andare a vincere gare d'appalto nel resto d'Italia.