Il pieno affonda i trattori: gasolio agricolo verso quota 1,57. L'ultimatum delle campagne sarde: "O interviene la Regione, o chiudiamo le stalle"

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Il Centro Studi Agricoli lancia l'allarme sui costi di produzione ormai insostenibili. Tore Piana e Stefano Ruggiu chiedono a Viale Trento di battere i pugni a Roma per tagliare le accise. "Lavorare la terra è diventato impossibile".

I motori dei trattori rischiano di spegnersi, piegati dal peso della pompa di benzina. Il prezzo del carburante agevolato per le campagne è fuori controllo e il Centro Studi Agricoli mette nero su bianco i numeri di una crisi che minaccia di paralizzare il settore primario sardo: il gasolio agricolo, un tempo scudo economico per i contadini con un costo di circa 0,80 euro al litro, ha già toccato quota 1,497 euro e si prepara a sfondare il tetto di 1,577 euro entro il fine settimana.

Un raddoppio netto che trasforma il lavoro nei campi in una perdita garantita.

L'allarme: costi di produzione insostenibili A lanciare il grido di dolore sono il presidente del Centro Studi, Tore Piana, e il vicepresidente Stefano Ruggiu. La loro denuncia non lascia spazio a interpretazioni: «Il comparto primario non è più in grado di sostenere i costi di produzione: lavorazioni dei campi, gestione delle stalle, raccolti e trasporti stanno diventando economicamente impossibili». Che cos'è il gasolio agricolo e perché si parla di accise? È lo stesso identico carburante che usiamo per le auto diesel, ma viene colorato di verde per non essere confuso. Lo Stato applica su questo carburante delle "accise" (tasse fisse) molto più basse rispetto a quelle del distributore normale. È un aiuto fondamentale per permettere agli agricoltori di muovere mezzi pesanti e idrovore che consumano centinaia di litri al giorno. Se il prezzo di partenza del petrolio schizza alle stelle e lo Stato non taglia ulteriormente le tasse per compensare, questo "sconto" viene annullato, rendendo impossibile arare un campo o trasportare il latte senza andare in rosso.

Il fattore insularità e le richieste a Roma La crisi del carburante colpisce tutta Italia, ma in Sardegna il peso specifico è devastante. Piana e Ruggiu ricordano come i costi logistici e produttivi isolani siano «già più elevati della media nazionale». Di fronte a questa emergenza, il comparto lamenta di essere stato escluso dagli interventi di sostegno varati per altri settori produttivi.

Per questo, il Centro Studi Agricoli chiama in causa direttamente la Giunta regionale. L'Assessorato all'Agricoltura deve aprire un fronte istituzionale immediato con il Governo nazionale per ottenere tre misure vitali:

  • Una riduzione immediata del costo del gasolio alla pompa.

  • Il ripristino e il rafforzamento del taglio delle accise per uso agricolo.

  • L'attivazione di misure strutturali a tutela di chi lavora la terra.

L'ultimatum istituzionale La chiusura della nota è un avvertimento politico ed economico che non ammette ritardi: «Non è più tempo di rinvii. Senza un intervento rapido e concreto, molte aziende agricole e zootecniche sarde saranno costrette a fermarsi o a chiudere definitivamente. La Regione Sardegna deve assumere una posizione politica forte e pretendere risposte immediate da Roma. Ogni giorno di ritardo aggrava una crisi che rischia di diventare irreversibile».