L'incubo dietro la porta: minaccia e aggredisce l'anziano padre per estorcere denaro. Arrestato a Sassari

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I Carabinieri lo hanno bloccato mentre cercava di sfondare l'ingresso dell'abitazione del genitore. Un'escalation di violenze, iniziata a febbraio, finalizzata a ottenere continue somme di contante.

di Pasqualino Trubia

La richiesta d'aiuto al 112 è arrivata da uno stabile del centro cittadino di Sassari. Dall'altra parte del telefono, un anziano barricato in casa. Fuori, sul pianerottolo, il figlio in forte stato di agitazione che tentava di sfondare la porta d'ingresso per accedere all'abitazione.

L'intervento delle pattuglie della Stazione locale dei Carabinieri, supportate dai militari della Sezione Radiomobile, ha interrotto l'assalto nella giornata di ieri, 15 marzo. I militari hanno bloccato l'uomo in flagranza di reato, disinnescando la minaccia sul nascere. L'accusa formale mossa nei suoi confronti è quella di maltrattamenti contro familiari.

Le indagini scattate immediatamente dopo l'arresto hanno permesso di ricostruire la genesi delle violenze. Non si è trattato di un episodio isolato. I tentativi di effrazione, andati avanti per la sera precedente e per tutta la notte tra insulti, minacce, calci e pugni contro il portone, erano solo l'epilogo di un'escalation iniziata lo scorso mese di febbraio.

L'obiettivo delle condotte vessatorie era di natura economica: costringere l'anziano padre a consegnare somme di denaro di varia entità. Le pressioni psicologiche, col passare delle settimane, si erano già tramutate in violenza fisica. La ricostruzione dei militari ha infatti accertato che in una circostanza recente, durante un acceso litigio, il figlio aveva aggredito il genitore ferendolo a un dito della mano.

Le porte di Bancali e la macchina della giustizia Riportata la sicurezza nel condominio e concluse le procedure di rito, l'uomo è stato trasferito su disposizione della Procura della Repubblica all'interno della Casa Circondariale di Sassari Bancali. L'arrestato si trova ora in carcere in attesa dell'udienza di convalida. Si tratta di un passaggio di garanzia del nostro sistema penale: entro 48 ore dall'arresto, un giudice terzo e imparziale (il GIP, Giudice per le indagini preliminari) deve valutare se le forze dell'ordine hanno agito nel rispetto della legge e decidere se l'indagato debba restare in cella o essere sottoposto a un'altra misura cautelare.

Come impone il rigore della cronaca giudiziaria, ricordiamo che vige il principio della presunzione d'innocenza: la colpevolezza della persona sottoposta alle indagini sarà definitivamente accertata solo se interverrà una sentenza irrevocabile di condanna.