Trappole nei boschi e 150 uccelli sequestrati: la Forestale smantella una rete di bracconieri nel Sulcis

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Quattro persone sorprese in flagranza tra Teulada e Domus de Maria. Sequestrate 120 reti per l'uccellagione e postazioni abusive per attirare i cinghiali. Liberati pettirossi e capre rimasti impigliati.

di Pasqualino Trubia

I boschi del profondo Sud Sardegna trasformati in un campo minato per la fauna selvatica. Un'operazione antibracconaggio condotta dagli agenti della Stazione forestale di Teulada ha portato alla denuncia di quattro persone, sorprese in piena attività tra le alture agromontane teuladine e i territori di Domus de Maria.

Il bilancio finale dell'operazione restituisce le proporzioni del fenomeno: oltre 150 uccelli morti e già confezionati, circa 120 reti da bracconaggio poste sotto sequestro e diverse esche abusive per ungulati.

La flagranza: reti per i volatili e cibo per i cinghiali L'intervento dei forestali non è nato per caso, ma si inserisce in una più ampia rete di controlli del territorio. I quattro individui sono stati intercettati e bloccati in flagranza di reato (ovvero mentre stavano compiendo l'illecito) in circostanze diverse.

Il loro modus operandi si divideva su due fronti. Da una parte, il posizionamento di decine di reti invisibili tra la vegetazione per catturare indiscriminatamente la piccola avifauna. Dall'altra, l'allestimento di postazioni di foraggiamento illegale destinate ai cinghiali. Perché queste pratiche sono reati? L'uccellagione (l'uso di reti, vischio o trappole per catturare uccelli) è vietata in modo assoluto dalla legge italiana ed europea perché è un metodo di caccia non selettivo: la rete cattura e uccide qualsiasi specie vi finisca contro, comprese quelle protette. Il foraggiamento illegale, invece, consiste nel lasciare cibo nei boschi per attirare e abituare i cinghiali a frequentare una determinata zona, trasformandoli in bersagli facili per i bracconieri al di fuori dei calendari venatori legali.

I salvataggi nel bosco e le perquisizioni a casa Prima di smantellare le paranze, gli agenti del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale hanno ispezionato le reti ancora attese tra gli alberi. L'intervento ha permesso di liberare e rimettere in volo 15 uccelli vivi, tra cui pettirossi e tordi. La natura non selettiva delle reti è stata confermata da un danno collaterale: gli agenti hanno dovuto liberare anche 5 capre rimaste accidentalmente intrappolate nelle maglie di nylon.

Scattata la denuncia a piede libero, le operazioni si sono spostate dai boschi alle abitazioni dei quattro sospettati. Le perquisizioni personali e domiciliari hanno permesso di rinvenire il "bottino" già stoccato: oltre 150 uccelli morti e già confezionati (presumibilmente destinati al mercato nero della ristorazione per la preparazione della tradizionale "griva"), oltre a tutto l'armamentario logistico utilizzato per l'attività illecita.

Le sanzioni e il piano nazionale Il fascicolo è ora in mano all'Autorità Giudiziaria. I reati contestati di uccellagione e foraggiamento illegale della fauna selvatica prevedono pene che possono arrivare fino a un anno di reclusione.

La stretta sui controlli in Sardegna non è un'iniziativa isolata: l'operazione rientra nelle direttive del Piano d’Azione Nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, un protocollo varato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che vede proprio il Corpo Forestale sardo nel ruolo di ente capofila per l'Isola.

 

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