La Giunta Todde vara l'incentivo per arginare la carenza di assistenza primaria.
Durerà due anni e riguarderà circa 100 sedi in tutta la Sardegna. "Rendiamo attrattive le zone interne".
di Pasqualino Trubia
Cagliari – Un bonus economico per convincere i camici bianchi a non fuggire dai piccoli paesi. La Giunta regionale ha approvato l’accordo con i sindacati dei medici di medicina generale, sbloccando un incentivo mensile di 2.000 euro per i professionisti disposti ad aprire il proprio ambulatorio nelle cosiddette "aree disagiate".
L'obiettivo è arginare una delle emergenze sociali più gravi dell'Isola: i cittadini dei piccoli Comuni (soprattutto delle zone interne) che si ritrovano improvvisamente senza medico di base a causa di pensionamenti o trasferimenti.
L'indennità non è un assegno a pioggia. Il contributo (che dà attuazione all'articolo 10 dell'Accordo integrativo regionale) seguirà regole precise: La durata: Il bonus di 2.000 euro mensili sarà erogato per un periodo massimo di due anni dalla data di apertura dello studio medico.
La mappa del disagio: Non tutti i paesi daranno diritto all'incentivo. La Regione stilerà una mappa delle zone carenti basata su criteri matematici: il rapporto tra il numero di cittadini assistibili e il numero di medici effettivamente presenti. A seconda dei risultati, i territori saranno classificati in quattro fasce di gravità (lieve, moderata, grave e gravissima).
Il tetto massimo: L'accordo fissa un limite massimo di circa 100 sedi incentivabili in tutta la Sardegna. La mappa sarà aggiornata ogni anno. Il medico di famiglia (o medico di medicina generale) non è un dipendente pubblico stipendiato dalla Regione, ma un libero professionista "convenzionato" con il Servizio Sanitario Nazionale. Viene pagato in base al numero di pazienti che lo scelgono (le cosiddette "quote capitarie"). Aprire uno studio in un paese di 500 abitanti, rispetto a un quartiere di Cagliari con 10.000 residenti, significa guadagnare matematicamente molto meno, dovendo comunque sostenere le spese di affitto, luce e segreteria. L'incentivo regionale serve a compensare questo svantaggio economico strutturale.
La Presidente della Regione, Alessandra Todde, inquadra politicamente la misura, spiegando che l'assegno da 2.000 euro andrà a sommarsi ad altri fondi già esistenti:
«Con questo provvedimento facciamo un passo concreto per rafforzare la medicina territoriale e dare una risposta ai cittadini che vivono nelle aree più interne e nei piccoli comuni della Sardegna. L’obiettivo è rendere più semplice e più attrattiva la scelta di lavorare nelle sedi oggi carenti, rafforzando allo stesso tempo la rete territoriale della sanità».
La strategia dell'Esecutivo, spiega la governatrice, non si ferma però al solo bonifico bancario:
«Attraverso questa misura stiamo introducendo una leva economica importante a beneficio dei medici, che andrà ad aggiungersi ai 1.700 euro già previsti per la partecipazione alle forme organizzative della rete di salute territoriale. Ma la nostra strategia è ancora più ampia: puntiamo ora a costruire insieme agli ambiti territoriali e ai sindaci un vero e proprio pacchetto di servizi che possa affiancare l’incentivo economico. Dalla possibilità di lavorare all’interno delle Case di comunità o in spazi messi a disposizione dai Comuni, fino all’utilizzo di strumenti di finanziamento che consentano di attivare supporti amministrativi, servizi di segreteria e altre soluzioni organizzative utili per i professionisti».