Il censimento serve a calcolare i rimborsi economici per i pescatori. Addio al vecchio metodo del 2015.
I controlli si concentreranno solo al mattino. L'assessora Laconi: "Dati più aderenti alla realtà per sostenere le imprese".
di Pasqualino Trubia
Cagliari – I cormorani mangiano i pesci, i pescatori perdono soldi. Per calcolare i rimborsi alle aziende, la Regione deve prima contare gli uccelli. Un’equazione semplice che da dieci anni si scontrava con un metodo di calcolo obsoleto. Oggi la Giunta regionale ha cambiato le regole del gioco, approvando le nuove modalità per il censimento dei volatili negli stagni sardi.
La matematica dei rimborsi
Non è un esercizio di ornitologia. Contare i cormorani (tecnicamente Phalacrocorax carbo) è la base matematica su cui lo Stato quantifica i danni economici subiti dal comparto ittico e dall'acquacoltura lagunare. Fino a ieri si usava una delibera del 2015, che spalmava i rilievi su cinque fasce orarie durante tutta la giornata. Un errore, secondo la scienza. Gli studi dimostrano che, in inverno, questi uccelli cacciano e si nutrono soprattutto all'alba. Nel pomeriggio la predazione crolla.
I nuovi orari
Su proposta dell'assessora all'Ambiente Rosanna Laconi, di concerto con il collega all'Agricoltura Francesco Agus, la Giunta ha ridotto le finestre di osservazione. I controlli si faranno solo in tre fasce orarie mattutine: alle 8:00, alle 10:00 e a mezzogiorno. Questo sistema, che sarà applicato in modo retroattivo a partire dalla stagione 2024-2025, fotografa con maggiore esattezza l'impatto reale sui pesci.
L'assessora Laconi fissa l'obiettivo della manovra:
«Con questo provvedimento interveniamo su un elemento fondamentale per la corretta gestione del fenomeno, aggiornando il metodo con cui vengono raccolti i dati e rendendo le rilevazioni più aderenti alla realtà. Disporre di dati più accurati significa poter valutare meglio l’impatto della specie e sostenere in modo più efficace e trasparente le imprese della pesca e dell’acquacoltura che operano nei nostri sistemi lagunari».
I soldi alle Università
La delibera è solo l'anticipo di un piano più largo. La legge finanziaria del 2026 ha già stanziato 140mila euro (70mila all'anno per il biennio 2026-2027) destinati alle Università sarde. I ricercatori dovranno studiare nuove tecnologie di monitoraggio, unendo i dati accademici con l'esperienza empirica maturata in barca dai pescatori.
Una sinergia ribadita dalla stessa Laconi a margine del provvedimento:
«La gestione dei rapporti tra fauna selvatica e attività produttive richiede conoscenze scientifiche solide, strumenti di monitoraggio aggiornati e una collaborazione costante con il sistema della ricerca. Il lavoro che avvieremo con le università sarde ci permetterà di compiere un ulteriore salto di qualità nella conoscenza del fenomeno e nella capacità di costruire risposte sempre più efficaci per il comparto».
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