Il Tribunale di Tempio Pausania condanna il Ministero della Difesa a risarcire la famiglia di un sottufficiale della Maddalena.
Assegno raddoppiato e 60mila euro di arretrati. L'avvocato Bonanni: "Superata una discriminazione intollerabile".
Tempio Pausania – Chi muore respirando amianto sulle navi militari ha gli stessi diritti di chi cade sotto il fuoco dei terroristi. Il Tribunale di Tempio Pausania cancella la disparità di trattamento economico tra i servitori dello Stato e condanna il Ministero della Difesa.
Il veleno sulle navi
La sentenza chiude la battaglia legale della famiglia di Enrico Laudato. L'uomo ha indossato la divisa della Marina Militare per oltre trent'anni. Ha navigato a lungo sulle unità navali, respirando le fibre di amianto impiegate all'epoca per coibentare le navi. La malattia gli ha presentato il conto molti anni dopo il congedo. Il sottufficiale è morto nel settembre del 2011, a 74 anni. La moglie Santa e il figlio Ivano, residenti alla Maddalena, hanno deciso di trascinare lo Stato in tribunale.
La condanna del Ministero
Il giudice gallurese ha dato loro ragione. Il Ministero della Difesa è stato condannato ad adeguare l'assegno vitalizio versato ai familiari. Fino a ieri, infatti, la legge prevedeva cifre diverse: le "vittime del dovere" (come i morti per amianto) percepivano meno delle "vittime del terrorismo e della criminalità organizzata".
La sentenza impone l'equiparazione delle somme. Tradotto in numeri: per la vedova e il figlio scatta un aumento di circa 242 euro, che porta l'assegno a quota 500 euro mensili. Il Ministero dovrà inoltre pagare gli arretrati maturati dal giorno del decesso del militare. Una cifra che si aggira intorno ai 60mila euro.
I principi della Costituzione
Il Tribunale applica un orientamento già tracciato dalla Corte di Cassazione, basato sull'articolo 3 della Costituzione: la legge è uguale per tutti, senza discriminazioni. A condurre la causa per conto della famiglia Laudato è stato l'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto (Ona).
Il legale fissa i confini politici e giuridici della vittoria in aula:
«È una decisione importante perché ristabilisce un principio di giustizia e di civiltà e supera una discriminazione che non era più tollerabile. Il dettato costituzionale dell’uguaglianza impone che tutte le vittime colpite nell’adempimento del proprio dovere siano trattate allo stesso modo». E aggiunge: «Le famiglie di queste vittime hanno già pagato un prezzo altissimo con la perdita dei loro cari e meritano non solo il riconoscimento dei diritti, ma anche la vicinanza e il sostegno concreto dello Stato».
L'Osservatorio continua a raccogliere le denunce dei militari ammalati e delle loro famiglie attraverso il sito istituzionale e il numero verde gratuito (800 034 294).
![]()