Sardegna, il segreto dei centenari: la ricetta della longevità tra cibo povero, genetica e famiglia

L'EDITORIALE DEL DIRETTORE

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Nel cuore dell'Ogliastra e della Barbagia il tempo rallenta. La "Blue Zone" isolana studiata dagli scienziati. Il convegno "Dalla terra alla tavola". Cuccureddu: "I ragazzi saranno gli ambasciatori del turismo". La parola a nutrizionisti e ristoratori.

di Sergio Demuru

L'Isola dove il tempo rallenta ?Mentre il mondo corre verso cibi processati e ritmi frenetici, c'è un'isola dove il tempo sembra essersi fermato, o meglio, rallentato. La Sardegna, e in particolare l'area dell'Ogliastra e della Barbagia, resta una delle cinque "Blue Zone" mondiali, i luoghi con la più alta concentrazione di centenari.

Ma qual è il vero segreto custodito nelle cucine isolane? Se la genetica gioca il suo ruolo, gli scienziati concordano: è lo stile di vita, e soprattutto la nutrizione, a fare la differenza. La dieta dei nostri nonni non era una scelta salutistica moderna, ma una necessità legata alla terra.

La forza della terra e dei pascoli La dieta tradizionale sarda è prevalentemente vegetale. Minestroni ricchi di legumi (fave, ceci e fagioli), verdure selvatiche e ortaggi di stagione forniscono un carico di antiossidanti e fibre che proteggono l'intestino e il cuore. Carboidrati complessi a basso indice glicemico. L'uso dell'orzo, storicamente più comune del grano in certe zone, aiuta a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue (un dettaglio fondamentale per la salute metabolica. Al contrario di quanto si pensi, un consumo moderato di prodotti da pascolo brado apporta acidi grassi essenziali come gli Omega-3, grazie alle erbe spontanee di cui si nutrono gli animali.

Lo scudo del Cannonau e il rito sociale Un bicchiere di "rosso" a pasto non è solo un vizio. Il Cannonau ha una concentrazione di polifenoli (antiossidanti) fino a tre volte superiore rispetto ad altri vini, un vero scudo per le arterie. Ma la nutrizione in Sardegna non è solo biochimica; è convivialità. Il centenario sardo non mangia mai da solo. Il pasto è un rito sociale che abbatte lo stress, il nemico numero uno della longevità. La famiglia resta il primo integratore naturale contro l'invecchiamento.

In conclusione, la ricetta sarda è semplice: cibo povero ma ricco di nutrienti, molta attività fisica naturale (il lavoro nei campi o la pastorizia) e un forte senso di appartenenza. Forse, per vivere cent'anni, non serve cercare farmaci miracolosi, ma solo riscoprire cosa mettevano in tavola i nostri nonni.

Il convegno e il futuro dell'Isola Al convegno “Dalla terra alla tavola. I cibi dei centenari” è intervenuto in prima persona l’assessore al Turismo Franco Cuccureddu che ha detto: “Ci stiamo rivolgendo in particolare all’ambito scolastico, poichè i ragazzi saranno gli ambasciatori del turismo in futuro e saranno anche un veicolo imprescindibile per portare avanti le risorse dell’isola”.

Anche Roberto Pili, organizzatore dell’evento, ha battuto sul discorso della nutrizione “È un progetto strategico, che vogliamo portare avanti con la Confesercenti e miriamo a sensibilizzare la popolazione su quelle che sono le nostre grandi potenzialità. Stiamo andando verso un mondo che invecchia e tenere sempre a mente le priorità per una buona nutrizione sono le basi per portarsi avanti negli anni”.

Il nutrizionista Andrea Deledda ha voluto mettere l’accento sulla prevenzione: “Sicuramente quello che si mangia ha una sua valenza verso svariate patologie. Nutrendosi in maniera equilibrata si può prevenire il diabete ed alcuni tipi di tumori”.

Ha concluso la ristoratrice di Seulo, Maria Carta: “Per valorizzare i nostri prodotti proponiamo ai turisti un tour e o-gastronomico, portandoli nei campi per osservare quello che hanno mangiato. Ed è un modo come un altro per far conoscere le prelibatezze della nostra terra”.